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Ricordi e certezze!

di Carlo Pellegatti

Parole, parole, ancora parole. Sulla cessione di Thiago e Ibra, sul comportamento della Società, sul prossimo mercato, sugli euro che ci sono, che non ci sono, su Tevez, Dzeko e Rolando, su Berlusconi che non parla, su Galliani che si espone, sul Milan che vincerà ancora, che non vincerà più, sugli abbonamenti che non verranno più rinnovati, sui tifosi che lasciano sola la squadra, sui tifosi, che, nel primo giorno di prelazione, come un rito, si regalano invece un altro anno insieme ai Ragazzi.
Parto proprio da questo ricordo, da un momento indimenticabile della mia vita. Con mio padre, grande cuore rossonero, che sempre aveva nell’occhiello della giacca il distintivo del Milan, a metà giugno, vado in Via Andegari, poi al Circolo di Piazza San’Alessandro, dal parquet sempre profumato e tirato a lucido, per la…cerimonia del rinnovo della tessera. Niente carte di credito, niente bancomat, ma un assegno o contanti, quei foglioni da 10 mila lire, nuovi e ancora lisci. Il responsabile degli abbonamenti staccava la tessera di cartone, con il simbolo del Milan ben in evidenza e scriveva, con una stilografica blu, prima il nome, poi il numero del posto. Indimenticabile. Tribuna centrale, settore D, posto 2052 io, quello vicino alle scale, per poter scattare in piedi, dopo ogni gol, nelle partite meno importanti. Negli incontri più caldi, anche i gradini erano occupati ed eravamo pigiati, stretti uno di fianco all’altro. Posto 2054 lui, mio padre con un cappottone o una giacca blu. Io e lui, felici, là appena sotto la tribuna d’onore, in linea d’aria sopra la panchina scoperta di duro legno, colorata di rossonero, occupata da Bonizzoni, da Rocco, da Carniglia o da Liedholm. Se qualcuno pensasse che io possa cancellare queste sensazioni, il ricordo di quelle domeniche magari di pioggia, passate sotto l’ombrello aperto, perché il posto è sacro e vedere la partita in un altro settore non è la stessa cosa, solo perché il Milan abbia venduto due suoi grandi campioni, beh non ha capito molto!
Ieri senza microfono, con mio padre, poi da solo, oggi con una cuffia in testa, domani ancora come un semplice tifoso, insieme a mio figlio, io, alla gioia di passare una domenica insieme alla maglia rossonera, non importa da chi indossata, non voglio rinunciare mai.
Certo non ero contento quando mi hanno detto che non vedrò più i recuperi di Grandine Nera, non ammirerò più la sua elevazione, non applaudirò più il suo anticipo. Mi dispiace anche per l’addio di Wonder Ibra, non urlerò più “Ibra Supremacy” dopo ogni sua rete, dopo ogni sua prodezza, figlia della classe e della potenza. Però, il prossimo 26 agosto, undici maglie rossonere entreranno in campo, pronti per cominciare una nuova festa lunga 10 mesi, per regalare mesi di passioni, sofferenze, emozioni e spettacolo. Signori, gioca il Milan. Sono fortunato perché io sarò a San Siro quel giorno. Nessuna cessione, nessun acquisto mi può togliere questa gioia, con Ibra o senza Ibra, con Thiago o senza Thiago.


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