Psg: Leo allenatore. Sceicchi: Ancelotti, con il Real ci parlo io. Inter: Mazzarri come Benitez? Milan: lunedi è il giorno
Alla fine l'allenatore del Paris Saint Germain 2013-2014 sarà Leonardo. E' l'intima convinzione di tutti quegli addetti ai lavori che seguono le cose di quella società zeppa di stelle e di campioni che risponde al nome del Club parigino. Allenerà Leonardo, perché la fine della breve era Ancelotti lo chiama in causa, lo mette al centro dell'agone. Gli sceicchi ci pensavano da tempo, durante la stagione, come vedremo, hanno messo un po' alle strette Carlo Ancelotti proprio perché avevano in testa questo sviluppo. Perché desiderano che i giocatori scelti da lui siano allenati da lui. Leonardo allenatore farà ringiovanire Thiago Silva (guidato da Leo al Milan nella stagione 2009-2010) e accelererà quel divorzio da Ibrahimovic che, sapendolo, ha già dimostrando, durante la festa-Scudetto del PSG, di non gradire il cambiamento da Carlo a Leonardo stesso. Un Thiago Silva ancor più responsabilizzato sarà la prima pietra del Paris Saint Germain della prossima stagione. E Leonardo non potrà accontentarsi del terzo posto ottenuto da allenatore del Milan, né del secondo da allenatore dell'Inter. Dovrà arrivare primo e dovrà fare meglio in Europa rispetto a quando, con il Milan, uscì subendo 7 gol dal Manchester United e quando, sul fronte Inter, ne subì 5 in casa dallo Schalke 04. Non facile, ma Leo ci proverà e il passaggio dalla scrivania alla panchina chiuderà la fase uno del suo rapporto con il PSG. Sul destino e lo sviluppo della fase due, seguiremo tutti con attenzione e interesse.
Carlo Ancelotti sta vivendo questi giorni, con una punta di amarezza. Non ha gradito che, rispetto alla sua richiesta di essere liberato, la dirigenza degli sceicchi parigini abbia risposto chiedendo di parlare direttamente con il Real Madrid. Vogliono essere gli uomini di Al Khelaifi ad intervenire direttamente nel rapporto Ancelotti-Real, verificando spazi di manovra su indennizzi o intese di altro tipo. Era già capitato al Mister di Reggiolo di vivere qualche momento burrascoso con i suoi presidenti nel corso della propria carriera di allenatore, ma questa intromissione abbastanza brutale non gli fa fare salti di gioia. Gli antefatti: sembra che già alla fine dello scorso mese di Dicembre, il management del PSG abbia comunicato ad Ancelotti che le loro strade si sarebbero divise se, negli Ottavi di Champions, la squadra non avesse eliminato il Porto. Ancelotti ha risposto obbedisco, aggiungendo però: me ne vado anche se eliminiamo il Porto. Concetto ribadito a Marzo, con il Porto puntualmente eliminato dal PSG. All'arrivo, però, del mese di Maggio, dopo il titolo francese e i due pareggi con il Barcellona nel Quarti, al momento di formalizzare un addio già in nuce, ecco che la dirigenza parigina si ritrae e torna sui suoi passi. Ne è conferma l'atteggiamento di Leonardo che sembra abbia fatto presente a Carlo Ancelotti di non essere stato abbastanza chiaro nei mesi precedenti. E' normale che nel suo ruolo Leo rappresenti le posizioni del Club, ma Ancelotti ritiene di essere stato molto ma molto chiaro. Finirà, come detto, con Ancelotti a Madrid e Leonardo sulla panchina parigina. A meno di clamorosi colpi di scena.
Walter Mazzarri potrà non risultare simpatico, anzi non lo risulta certamente, quando in panchina pressa gli arbitri e piange sugli arbitri come un ossesso e quando, in conferenza stampa, parla solo e clamorosamente di torti e mai di favori. Ma è un allenatore fatto e finito. Un allenatore determinato, cattivo nel senso sportivo della parola, metodico e organizzato. Un fior di professionista. Mazzarri all'Inter, ahimè, è una gran bella operazione. Il punto è che il presidente Moratti ne sia convinto. Perché se sono tutte le persone che sono attorno a lui a dirgli di prenderlo e lui non ne è del tutto convinto, non è, non sarebbe, un bel modo di iniziare. Fu così anche con Benitez e il presidente Moratti non riuscì mai a sostenerlo pienamente e del tutto. Mazzarri in carriera ha dimostrato di saper andare controvento (ha salvato la Reggina che aveva 11 punti di penalizzazione nel 2006-2007 e ha risollevato il Napoli di Reja e Donadoni convivendo a lungo con i flussi lavici del presidente De Laurentiis), ma nonostante questo vero e proprio corso di sopravvivenza e nonostante nel calcio si dica che nulla è impossibile, ecco c'è qualcosa che sfugge al luogo comune. E' impossibile entrare nel tritacarne Inter senza il pieno sostegno del presidente Moratti. Lo sappia Mazzarri che sarebbe potuto già andare all'Inter nell'estate 2011 quando, come scrivemmo 2 anni fa su questo Sito, non ebbe abbastanza pazienza e si riconsegnò frettolosamente al Napoli.
Il Milan. Tutto fermo nel weekend. Ma Lunedì 27 Maggio non è un giorno, è il giorno. Poche annotazioni: quando Barbara Berlusconi ha negato l'esistenza di divergenze fra suo padre e Adriano Galliani, si è confermata una perfetta custode dello spirito del Milan. Che, da 27 anni a questa parte, non contempla la cultura delle correnti e non è contaminato da fazioni e liane. Quando Adriano Galliani ha descritto lo stato del suo rapporto professionale e umano con Silvio Berlusconi, non è vero che si sia cosparso il capo di cenere. Ha semplicemente scritto cose che aveva già detto, lo scorso 5 Maggio a Milan Channel: "Con il presidente Berlusconi parliamo, ragioniamo, e quando troviamo il punto di sintesi, pensato per il bene del Milan, quella è la posizione di tutto il Milan". Il 23 Maggio, Adriano Galliani non ha fatto che ribadire. Questo è il Milan, senza orticelli e senza camere di sorveglianza. Un anno fa eravamo tutti sotto choc per la partenza di: Ibra, Thiago Silva, Nesta, Zambrotta, Gattuso, Seedorf, Inzaghi, Aquilani, Van Bommel, Maxi Lopez, Cassano, Roma e Merkel. Tredici storie, tredici campioni. Alla fine di quel tourbillon, siamo stati i primi a dire ai tifosi: quelli che restano sono comunque il Milan. Quindi, Forza Milan. Noi aziendalisti abbiamo fatto quello che tanti giudici sommari non facevano per paura di sporcarsi le mani. E alla fine eccoci qui, terzi e contenti. Oggi ci permettiamo di ribadire: lunedì conosceremo il nome dell'allenatore del Milan della prossima stagione. E sarà l'allenatore del Milan. Sia che lo battezzi e lo proponga direttamente il presidente del Milan (dopo tutto Silvio Berlusconi non sceglie in prima persona l'allenatore dal 1991, Fabio Capello), sia che nasca dal cuore della squadra, sarà l'allenatore del Milan. Quindi? Quindi la stessa frase di un anno fa. La frase che qualcuno quest'anno si è dimenticato e che qualcun altro proprio non conosce. La frase di sempre. La frase di Siena, Forza Milan.