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Proprietà, direzione sportiva, staff tecnico e giocatori: il credito non è infinito. Milan obbligato a fare determinati step

di Pietro Mazzara

Gli ultimi quattro giorni sono stati molto intensi, in casa Milan, per quel che concerne l’analisi del momento rossonero. La polvere da sotto il tappeto è emersa in grossa quantità e non ha risparmiato nessun cerchio della struttura milanista. Dalla proprietà alla dirigenza sportiva passando per Pioli e il suo staff fino ad arrivare, inevitabilmente, ai calciatori c’è stato per tutti. E questa volta non si tratta solo dei tifosi social, ma soprattutto da parte degli addetti ai lavori. Una critica che non ha risparmiato niente e nessuno e i risultati del 2023, ai quali vanno aggiunti quelli delle amichevoli internazionali, sono lì a testimoniare che attorno al Milan si è accesa l’unità di crisi o qualcosa di molto simile. Andiamo allora a vedere, per macro aree, i punti salienti dei capi d’accusa imputati al Milan, senza che questo possa esimersi dall’ammettere le sue colpe.

PROPRIETA’
“Bisogna investire di più”, “RedBird non spende e pensa solo al profitto”, “Come si fa a fare un mercato estivo con soli 50 milioni?”, “Cardinale dov’è?”. Questi sono quattro esempi delle rimostranze volte a RedBird Capital e a Gerry Cardinale. Argomenti da fine bar sport, perché nonostante tutto quello che sta succedendo con il caso plusvalenze, ancora si incappa in queste valutazioni che si potevano fare quando a capo del Milan c’era Berlusconi. Il Milan, nelle sessioni estive di mercato 2021 e 2022, ha investito 120 milioni complessivi con pochissimo ritorno di cassa. La tornata 2021 è stata più redditizia rispetto a quella della scorsa estate, non ci sono dubbi così come è stata più ricca. Ma il Milan è stato l’unico club italiano a immettere sul mercato soldi veri, sonanti, la cui qualità d’investimento vedremo nel prossimo paragrafo. Il percorso dei quattro anni sotto Elliott ha portato il club a un risanamento dei conti e a un aumento del fatturato, ma i recenti rinnovi hanno anche alzato il livelo del costo del personale. In sostanza, il Milan spende quello che può spendere senza andare a creare voragini di bilancio. È un argomento che ci piace trattare? Quando serve. È necessario che il tifoso capisca che il club non può tornare a bruciare cassa e a indebitarsi mandando all’aria tutto il percorso fatto. Piaccia o meno, il Milan è gestito come un’azienda che deve arrivare a produrre utili e fino a quando non scollinerà la soglia dei 400 milioni di ricavi, senza fare grandi cessioni, avrà la strada segnata sulla capacità di spesa sul mercato. Che poi Cardinale possa (e debba) essere un po’ più presente sia fisicamente sia mediaticamente (magari una conferenza stampa nel quale potergli porre delle domande?) è un’ammonizione giusta e che sento di sottoscrivere. Così come qualche milione in più di budget non farebbe male. Anzi.

DIRIGENZA SPORTIVA
Paolo Maldini e Ricky Massara sono i capocantiere di questo Milan. Hanno costruito loro, stando in un determinato sistema di lavoro, la squadra campione d’Italia. Nel corso del tribolatissimo mese di giugno, quello che poi ha portato al loro rinnovo di contratto, qualcosa non ha funzionato. È stata voluta un’autonomia operativa che, alla fine, gli è stata concessa ma su questo tira e molla, di fatto, si è perso tempo sul mercato. Con il risultato che gli ultimi innesti extra De Ketelaere sono arrivati a preparazione estiva ultimata e con un’umana necessità di inserimento e adattamento. Ma badiamo bene, non sono arrivati giocatori che ti spaccano le partite. Sono arrivate scommesse, perché Vranckx, Thiaw, Dest e Adli sono scommesse. Tutti elementi che non giocavano in top club, anzi. Solo Dest era al Barcellona, dove era finito ai margini delle scelte di Xavi. Su Adli è stato preso un abbaglio, le scelte di Pioli ne sono la conferma più grande e inequivocabile. Vranckx è diventato l’idolo delle folle per due spezzoni di partita. Thiaw per molto meno. In generale, il mercato estivo del 2022, in questo momento, ha indebolito tecnicamente la squadra rispetto a quella che ha vinto il campionato. In estate, poi, Maldini e Massara dovranno anche prendere atto che ci sono dei giocatori non più affidabili e che andranno venduti (Rebic per fare un esempio). Inoltre sarebbe anche il caso di alzare il livello delle seconde linee, perché se non si vogliono vendere i top, c’è bisogno di incassare dalle alternative. Un’ammonizione anche a Paolo Maldini, la stessa fatta a Cardinale: quando le cose non vanno, specie come nel derby, sarebbe il caso di metterci la faccia a livello mediatico e non mandare sempre e solo il povero Pioli a sorbirsi i processi mediatici. Perché sotto l’aspetto comunicativo deve ancora crescere.

STAFF TECNICO
Dal punto di vista del campo, Pioli si è trovato a ridisegnare il suo Milan al netto della partenza di Franck Kessie, che era l’equilibratore della squadra. Non è arrivato Enzo Fernandez, non è arrivato Renato Sanches, ma è arrivato De Ketelaere, ovvero un trequartista tecnico, puro. Ma i soli Tonali e Bennacer non possono reggere da soli il peso di un attacco che non ha una grande fase difensiva. Il derby di Supercoppa ha evidenziato ulteriormente come il Milan necessiti di un altro giocatore di stazza e corsa per supportare e sopportare un certo tipo di gioco. Poi il problema infortuni. È ormai una costante che richiede un profondo processo interno. Perché al netto della situazione Maignan, è ormai evidente che ci siano problemi di vario tipo. Ma qui va anche spezzata una lancia nei confronti di chi lavora tutti i giorni a Milanello, perché un conto sono le terapie e far rispettare i programmi di recupero, un altro è la fragilità muscolare dei calciatori che sai quando entrano in infermeria e non si sa mai come (e a volte quando) torneranno in campo. Tornando al lato tecnico, Pioli deve trovare soluzioni che tornino a compattare la sua squadra ma dovrà anche correggere alcune scelte primariamente sue.

GIOCATORI
Ultimo step. Perché se il Milan è diventato fragile c’è anche la componente dei calciatori, che alla fine sono quelli che vanno in campo. Serve ritrovare compattezza e serenità mentale anche quando le cose non vanno come vorresti. Le crisi isteriche di Tomori nei confronti di Tatarusanu sono passate dall’essere qualcosa sul quale scherzare a qualcosa di molto serio e quasi fastidioso. Certo, Tata non è Maignan e dovrebbe fare qualcosa di più anche lui, ma non è solo lui il colpevole del fatto che il Milan prenda sempre gol. Ci sono atteggiamenti sbagliati, un grido d’allarme che Tonali aveva fatto suonare dopo Atalanta-Milan e c’è la necessità di capire quelli che sono i propri limiti. Con o senza Ibrahimovic come capo spiriturale, questo gruppo ha l’obbligo di rimettersi in piedi, se serve anche di urlarsi addosso le cose nelle mura degli spogliatoi di Milanello. Ma anche loro, come tutti dentro al Milan, devono comprendere che il credito accumulato anche con lo scudetto, non è infinito.


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