.

Non siamo "a posto così". L'attacco e il mercato estivo: serve intervenire già a gennaio per correggere. Il caso secondo portiere

di Pietro Mazzara

Dopo l’ennesimo bollettino medico emanato dal Milan e che va a ridurre ulteriormente all’osso il reparto degli attaccanti, è giusto fermarsi e analizzare con spirito critico e onesto il quadro della batteria offensiva a disposizione di Stefano Pioli. Ad oggi sono fermi in infermeria Ante Rebic, Divock Origi e Zlatan Ibrahimovic. Tre elementi importanti, seppur con sfaccettature diverse, ma uniti dal dato numerico che ha privato l’allenatore di alternative ai titolari. Rebic e Origi sono due casi veri e propri. Il croato è costantemente vittima di infortuni, spesso muscolari, che lo portano ai box per periodi di tempo mai corti. Un’instabilità fisica che non può non preoccupare sull’asse Casa Milan-Milanello, anche perché il croato non ha uno stipendio basso, prendendo 3.5 milioni netti all’anno. L’ultimo infortunio rimediato a Eindhoven è la conferma della sua fragilità fisica, di come sia ormai oggetto costante di stop che ne stanno minando la continuità dentro questa sua fase di carriera.

Divock Origi, come già sottolineato, è un acquisto che – ad oggi – si sta rivelando sbagliato. Anche qui parliamo di un giocatore dall’ingaggio pesante, sui 4 milioni, e con una delicatezza delle fibre muscolari che è troppo invasiva e che lo ha portato a fermarsi spesso in carriera. E da quando è al Milan, dove è arrivato ancora infortunato, non ha potuto incidere. Capiamo Maldini e Massara, chiamati ad agire con un range di spesa limitato, ma è altrettanto vero che la situazione inizia a non essere più sostenibile.

 Il buon Stefano Pioli, autore di un lavoro enorme sul campo, non può sempre fare miracoli in queste situazioni. Certamente ci saranno anche delle responsabilità all’interno della macchina gestionale di Milanello, perché non può essere solo colpa della conformazione fisica dei giocatori, ma se si vuole puntare a rimontare il Napoli, beh serve avere una squadra in forma e con le alternative a disposizione pronte a fare il loro. Invece, anche nelle amichevoli invernali, si è avuta la sensazione che il mercato estivo non sia ancora in grado di dare quell’apporto che tutti si sarebbero aspettati.

 Le prestazioni di Adli, De Ketelaere, Vranckx, in parte Pobega e Dest, sono sotto gli occhi di tutti. Tutti ci saremmo aspettati cose diverse. Anche Paolo e Ricky. La speranza è che dopodomani a Salerno, con Lazetic candidato a una maglia da titolare, le cose cambino, ma la necessità di intervenire anche in attacco c’è ed è palese.

Perché, duole dirlo, non siamo “a posto così” e questo è giusto che anche la proprietà lo capisca.

La necessità di un restyling del reparto portieri - che oggi vedrà Vasquez fare le visite mediche - deriva anche dall’ampia differenza tecnica e di rendimento che si è evidenziata tra Maignan e il duo Tatarusanu-Mirante. Il portiere rumeno, nel complesso, ha svolto il suo compito da secondo portiere con risultati accettabili, ma in casa Milan sono anni che non c’è un livello altro sia nel primo sia nel secondo estremo difensore. Gli ultimi due casi nei quali il Milan ha avuto due co-titolari sono stati il dualismo Dida-Abbiati e, più recentemente, quello tra Gigio Donnarumma e Pepe Reina, quest’ultimo figlio del rinnovo dell’attuale portiere del Psg nell’estate 2017 quando Mirabelli aveva già bloccato Reina a 3.5 milioni all’anno.


Altre notizie
PUBBLICITÀ