Martedì un raduno diverso
Quanto sembra lontano, il Mondiale? Mesi e mesi... Sembrerà ancora più lontano ai tifosi del Milan che martedì, a Milanello o su Milan Channel o il giorno dopo sui giornali, vivranno, seguiranno quello che chiamare evento pare un po' enfatico.
La rosa, la stagione, il tecnico di conseguenza, sono ricchi di punti di domanda. La scorsa stagione c'era lo scoramento per la cessione di Kakà, ma un filo di speranza nelle idee di Leonardo, dalle sue volontà (trattenere Pirlo, inseguire Fabiano). Fossero state ascoltate in minima parte, per esempio confermando quell'esterno del Porto finito al Lione per un fantomatico mal di denti (Cissoko), avrebbero probabilmente consentito ai rossoneri di tenere una media più alta tra quella da retrocessione delle prime e delle ultime giornate, e quella cavalcata illusoria della parte centrale del campionato.
Invece, dopo il trionfo di Madrid seguito dalla vittoria di Marsiglia, la squadra si è liquefatta in Champions contro il Manchester (a nulla valsero i segnali inquietanti nel doppio confronto con lo Zurigo) ed è arrivata in carriola al traguardo del campionato. Unica "intuizione" di gennaio, il cencio brasiliano dell'Inter.
Quest'anno il raduno è diverso da sempre, diciamo con ironia, perché non c'è la gioia di un acquisto di prima fascia, ma nemmeno il sentimento, l'emozione degli addii di Ancelotti, Maldini, Kakà. Solo l'ombra, la protesta silenziosa di Leonardo, che dopo aver moltiplicato i pani e i pesci ha capito che quest'anno non ci sarebbe stata né una michetta né una sardina da moltiplicare. Yepes, Amelia, Papastathopoulos arrivano da Chievo e Genoa. Se arriva, Ledesma dalla Lazio. "Mezzi" che almeno possono dare una mano, possono aiutare (niente di più) a respirarare titolari fragili, in qualche caso stanchi. Il colpo, il botto, non c'è stato.
Tutto ruota intorno a Huntelaar e Ronaldinho: se stracciano le loro cambiali, avanza qualcosa per tornare all'Esselunga. Inutile stare qui a dire se è meglio che se ne vadano o se restino: Huntelaar in area e non all'ala destra può essere un buonissimo giocatore, il Dinho delle stagioni milaniste non è peggio dell'Ibra europeo dell'Inter e di quello dell'ultima stagione spagnola. Dzeko e tutti gli altri vip restano chimere. Dei giovani abbiamo scritto tante volte in queste settimane.
Lo diciamo da mesi: non è di nomi, di "colpi" che necessita Allegri. Ha, o avrebbe, bisogno di giocatori robusti, già affermati, di qualità, ne basterebbero un paio, per cercare di inventare o reinventare qualcosa. Ha, o avrebbe, bisogno della definitiva consacrazione di Pato accompagnata dalla sua integrità. Avrebbe bisogno di una società non costretta a difenderlo nei momenti negativi, ma che lo aiutasse a costruirne qualcuno positivo, di momento, che durasse 9 mesi. Inseguire un posto in Champions, sognare di lottare per lo scudetto, non ha più senso se le uniche cose che restano da festeggiare da 2 anni a questa parte sono i bilanci e i ranking: i bilanci e i ranking li festeggiano a Wall Street, dove il calcio non ha cittadinanza