Le colpe di Furlani. Allegri, Modric, mercato: il futuro è adesso. Le scuse di Maignan. Solo Curva e Club rifiutano il "tutti contro tutti"
Una petizione con raccolta firme per "esonerare" un amministratore delegato non si era mai vista, nemmeno nelle fabbriche durante gli anni di piombo. Sebbene in questo momento le priorità siano quelle del campo, l'iniziativa social dei tifosi rossoneri assume un peso enorme e un significato profondo: è ovvio che non ha valore legale, ma certamente ha ripercussioni gravi sull'immagine e sulla reputazione del club.
Il risentimento ha radici lontane che affondano nel terreno del milanismo. A Giorgio Furlani le accuse mosse sono molteplici: vanno dalle estrose intromissioni sul mercato, dopo 2 stagioni senza direttore sportivo e l'ultima in cui alcune scelte si sono sovrapposte a quelle di Tare, alla comunicazione frammentaria (quando non assente) e sempre allineata sulla sostenibilità con l'ambizione sportiva azzerata, fino allo smantellamento del tifo organizzato. Soprattutto quest'ultimo punto, oltre naturalmente agli avvilenti risultati del campo, genera l'insofferenza sfociata in una petizione. La politica dei prezzi, dell'accessibilità (o meglio, inaccessibilità...) all'acquisto dei biglietti con percorsi burocratici insopportabili (dal cambio nominativo praticamente soppresso alle code online), per finire al muro contro muro nei confronti della Curva e dei Club. Entità delle quali il Milan sembra volersi sbarazzare aprendo a turisti, passanti occasionali e visitatori.
A Furlani, insomma, si imputa l'assoluta mancanza di contrasto a una filosofia che calpesta i valori della storia, della tradizione, della passione, dell'appartenenza, della partecipazione. Dello sport. Lui, da italiano e milanista almeno dichiarato, avrebbe dovuto assumere il ruolo dell'anello di congiunzione tra le parti. Parallelamente all'incarico di stratega dei bilanci, avrebbe dovuto impersonare la rappresentatività di ciò che è il modo di vivere la passione, la competitività, la voglia di vincere che è propria del Milan. Dello sport. Fondamentale, necessaria, imprescindibile: il tifo rossonero è una risorsa, non un fastidio. È supporto, è sostegno, coinvolgimento e non esclusione.
Mancanze serie, mancanze gravi: sommate agli avvilenti risultati sportivi che si susseguono dal 2023, sarebbero state più che sufficienti per le dimissioni o per una rimozione che sono invece diventate adesso le richieste dei tifosi. Bisogna prenderne atto e decidere di conseguenza. Da giugno bisogna cambiare registro, per evitare che una petizione non si trasformi in una rivoluzione popolare.
Oltre alle macumbe di alcuni media sul futuro di Allegri, Modric, Leao, dei budget e delle scelte di mercato in questo presente cupo e depresso, bisogna saper leggere oltre. Mi riferisco alla società. Perché il futuro è adesso: la squadra deve raggiungere la qualificazione in Champions, il calendario le offre la possibilità di farcela con 3 partite abbordabili. Chiaro che in questo momento anche la Nazionale del mio condominio avrebbe chance di battere i rossoneri, ma la coscienza dei giocatori deve portare alla conclusione che meglio di un'Atalanta ondivaga e battibile, un Cagliari salvo e appagato, entrambe le gare in casa, così come un Genoa al riparo da sorprese, non era possibile chiedere. Lo pensavamo, è vero, anche un anno fa prima di affrontare Feyenoord e Dinamo Zagabria... Oggi però non è diverso: conta il senso di responsabilità di tutti.
Comincia per primo il capitano Maignan che la scorsa settimana, dopo il tracollo con il Sassuolo, ha invitato la squadra a recuperare alla svelta la via degli spogliatoi, senza salutare una Curva che aveva cantato e sostenuto per tutti i 90'. Chiederà scusa e la Curva accetterà: Mike probabilmente ha ritenuto più decoroso andarsene che sentirsi sprofondare, l'importante è riflettere e capire. Anche perché la Curva e i Milan club sono le uniche entità che rifiutano il "tutti contro tutti" di cui i milanisti sono ormai vittime e protagonisti da anni: chi tifa a prescindere viene insultato da chi addirittura anela la sconfitta per fare piazza pulita, mentre questi vengono insultati dai primi perché tifosotti o non tifosi. Spaccature su tutto: valutazione dei giocatori, dell'ambiente esterno, dei massimi e dei minimi sistemi.
Un mare di melma in cui sguazzano influencer, bambocci social, animatori di villaggi di mezza età che raccattano follower e anche quattrini via abbonamento, sciacquandosi la bocca invasati contro tutti: proprietà, dirigenti, allenatore (chiunque esso sia), giocatori, tifosi, giornalisti, opinionisti. Guitti che cavalcano questa mediocre epopea, depositari di verità a pagamento, sensitivi che avevano previsto tutto grazie alle loro bocce di cristallo. Figli del lungo momento di depressione, aridità di valori, malumori estesi, strali deliranti. La Curva e i Club promettono sostegno fino a fine campionato, prima dei processi sommari: un barlume di buonsenso, vorrei dire amore, nel buio in cui si agitano demoni avvelenati e speculatori. Che di cristallo, oltre alla boccia, hanno anche il cervello.