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L'anticipo di Galli - Obiettivi del gruppo e obiettivi dei giocatori: farli coincidere per vincere

di Filippo Galli

La sconfitta con la Lazio, la terza di questo campionato, ha di fatto spento le velleità dei rossoneri di raggiungere l’Inter. E con ogni probabilità ha cancellato anche la sola possibilità di metterle pressione nella corsa allo scudetto. Se è vero che, dopo la vittoria nel derby, il pareggio dei cugini con l’Atalanta ci aveva illuso di poter strappare altri due punti nella rincorsa alla vetta, è altrettanto vero che ci saremmo dovuti aspettare un match difficile contro la squadra allenata da Sarri, proprio per la capacità del tecnico toscano (nato a Napoli) di irretire gli avversari con la sua organizzazione difensiva e colpirli con la velocità degli esterni d’attacco in fase di transizione offensiva.

Fin qui il campo. Ma la sconfitta contro la Lazio non ha solo messo otto punti fra noi e l’Inter: ha lasciato anche qualche metaforico punto di sutura nel morale del gruppo, rivelando criticità di cui nessuno aveva immaginato l’esistenza.

Qualche considerazione. Affinché un gruppo spinga nella medesima direzione e raggiunga l’obiettivo, è necessario che ciascuno dei componenti (chi gioca e chi non gioca, chi è impiegato con continuità e chi no) trovi il modo di soddisfare il proprio e personale obiettivo senza andare in contrasto con quello generale. L’esempio è quello diventato di dominio pubblico dopo le dichiarazioni di Fofana, il giorno successivo alla gara giocata all’Olimpico, riguardo al ruolo ricoperto finora nel Milan che, in qualche modo, potrebbe precludergli la convocazione in Nazionale per i prossimi Mondiali: "Quest'anno – ha spiegato infatti il centrocampista francese - ho cambiato posizione, gioco mezzala destra: sto imparando un nuovo mestiere a 27 anni, ma credo che questa stagione non sia stata sufficientemente buona. È già passato un anno dall'ultima chiamata in Nazionale, forse il mio tempo è finito". Un problema per certi versi simile è quello relativo a Leao, e il nervosismo mostrato al momento della sostituzione potrebbe esserne una prova: forzato a giocare nella posizione di attaccante centrale, un ruolo non suo e che fatica ad interpretare con buoni risultati, Rafa ha maturato un’evidente frustrazione. Il numero dieci non avrà problemi rispetto alla sua partecipazione ai Mondiali, ma il malumore resta: e in questo caso occorrerà sciogliere al più presto (oltre a quanto già avvenuto alla ripresa degli allenamenti) le tensioni sorte con Pulisic, reo di non avergli passato la palla in almeno due chiare occasioni. Si tratta di cose che accadono e, qualunque sia la verità e ovunque stia la ragione, la questione va risolta in campo con comportamenti concreti, confidando nel rispetto reciproco e nella responsabilità di entrambi rispetto al gruppo.

Detto ciò, vorrei sgombrare il campo dagli equivoci: pur non essendo notoriamente un sostenitore del gioco “pragmatico” in larga parte espresso dalla squadra finora, riconosco che Allegri ha fatto un ottimo lavoro dal punto di vista tecnico-tattico. La bontà di quanto visto sul campo dal punto di vista dei risultati (ricordiamoci che siamo pur sempre secondi, non penultimi) risiede nel merito di aver ricreato al centro sportivo di Milanello un clima di lavoro adeguato al nome e alla storia del Club, nonché nell’aver saputo gestire la comunicazione e le relazioni sia all’interno dell’ecosistema Milan che verso l’esterno.

Per queste ragioni resto ottimista sul buon andamento della squadra nella restante parte del campionato, a partire dalla prossima gara in casa contro il Torino. Da una parte il tecnico e lo staff dovranno proseguire nel lavoro svolto finora, dall’altra confido nella professionalità dei giocatori. Se è legittimo e onorevole pensare di voler rappresentare il proprio Paese in una manifestazione come il Mondiale, è altrettanto vero che raggiungere la qualificazione alla Champions e giocarvi nella prossima stagione significherebbe dare un segnale forte e concreto di professionalità, e ci mancherebbe, ma anche di quell’attaccamento alla maglia più volte sbandierato. Insomma, se ci si pensa obiettivi dei singoli e obiettivi del gruppo coincidono quasi sempre: l’importante è non dimenticarsene mai.


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