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L'anticipo di Galli - Dopo Milan-Como: gioco, gol, iniziativa

di Filippo Galli

Mercoledì sera Modric e compagni hanno affrontato il Como nella partita, valida per la 24^ giornata del campionato di Serie A, rinviata a causa delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Era trascorso soltanto un mese dal match dell’andata giocato allo stadio Sinigallia, in cui il Como aveva per gran parte del match surclassato per proposta di gioco il Milan, per poi subire la perentoria rimonta dei rossoneri, belli e concreti nella loro verticalità, nel loro pragmatismo e nella qualità degli interpreti. Come ormai ben sappiamo, dalla gara di andata era scaturito un nuovo capitolo della stucchevole contrapposizione fra “giochisti” (categoria di cui Fabregas è stato in qualche modo nominato massimo rappresentante) e “risultatisti”(categoria di cui Allegri è stato suo malgrado indicato come leader): dicotomia che, come ho già ribadito più volte, non ha ragione di esistere ma che evidentemente in molti hanno interesse ad alimentare. Martedì, tuttavia, nella conferenza pre-partita, i due allenatori hanno avuto parole d’elogio l’uno per l’altro: una tregua, come sappiamo, durata molto poco, dato l’acceso confronto negli spogliatoi in seguito alla condotta antisportiva di Fabregas che ha trattenuto Saelemaekers, col risultato che è stato espulso Allegri, in uno degli episodi più surreali della già complessa storia del rapporto fra arbitri, Var e logica. 

Ovvi gli obiettivi dei due allenatori: per Allegri ripetere il risultato dell’andata per portarsi a meno cinque punti dall’Inter e tenere vivo il sogno scudetto; per Fabregas ribaltare l’esito dell’andata, per riconquistare il posto valido per la Conference League perso lo scorso sabato a favore dell’Atalanta, dopo la sconfitta interna con la Fiorentina. Entrambe le squadre avevano un giocatore squalificato: Morata per i lariani e Rabiot per il Milan. Ben più pesante l’assenza del francese rispetto a quella dello spagnolo, speciein considerazione della doppietta segnata all’andata. Per gli amanti delle statistiche, le squadre si erano già incontrate a San Siro 18 volte con dieci vittorie per il Milan, cinque pareggi e due vittorie biancoblù di cui l’ultima risalente al 13 gennaio 1985, quando in campo c’ero anch’io!

Del match sappiamo tutto. Il primo tempo ha visto un Como intraprendente, ma non preciso e veloce come ci aveva abituato: del resto, l’avevo visto poco brillante anche dalla tribuna nella partita casalinga persa con la Fiorentina. Milan dal canto suo sempre in attesa, pronto a sfruttare ogni errore tecnico degli avversari. Il risultato, una partita bloccata a centrocampo con le due squadre a tratti compatte in una decina di metri o poco più, e nessuno disposto ad assumersi dei rischi. Dopo il goal annullato per netto fuorigiocodi Vojvoda al 25’, il primo tiro in porta di una certa pericolosità è di Leao intorno alla mezz’ora.

Il vantaggio del Como arriva cinque minuti dopoe porta la firma di Nico Paz, approfittando di un errore di Maignan che valuta male la traiettoria di passaggio verso Jashari: pallone intercettato e tiro rasoterra del 10 comasco che Mike non riesce ad intercettare. Da quel momento il Milan sposta il baricentro in avanti e Tomori chiama a una gran parata Butez che evita il pareggio. Alzandosi, i rossoneri concedono più spazi ai lariani che, sugli sviluppi di un corner, mancano il raddoppio con Sergi Roberto il cui tiro debole viene deviato dal numero16 rossonero. Nella ripresa il Milan alza il baricentro, il pressing e la velocità dei passaggi e sembra poter mettere alle corde il Como che, seppur in difficoltà, prova a contrattaccare: e infatti il pari di Leao (bella la sua corsa dopo il goal ad abbracciare Maignan!) arriva proprio da una ripartenza di Rafa che raccoglie un lungo lancio di Jashari e, finalmente, fronte alla porta avversaria segna il goal del pareggio con un preciso pallonetto che sfrutta la posizione molto avanzata di Butez. Nel finale il Milan prova avincerla, ma il Como è sempre pericoloso grazie anche ai nuovi entrati, su tutti Douvikas e Jesus Rodriguez. La partita, come sappiamo, finisce in parità.

Fin qui la cronaca. Proviamo ora a fare qualche ragionamento su quello che si è visto in campo. Ancora una volta abbiamo concesso un tempo agli avversari anche se, a onor del vero, il primo tiro (e gol) lo abbiamo subito solo alla mezzora e per un errore gratuito (nel senso di non provocato dall’avversario) di Maignan, il che sembrerebbe certificare l’efficacia della struttura e organizzazione difensiva del Milan. Quanto alla proposta di gioco, torno a ripetere che questa squadra, anche con l’assenza di un giocatore fondamentale come Rabiot e con un centrocampo non titolare (Jashari e Ricci insieme dall’inizio) può e deve mostrare una diversa versione di sé, più intraprendente, più coraggiosa, capace dialimentare l’azione offensiva provando a stare nella metà campo avversaria e riconquistare le palle perse attaccando in avanti, anziché abbassare il baricentro sempre di più verso la propria porta. Lo dico perché abbiamo visto che lo può fare e lo sa fare bene ma lo fa solo quando c’è da recuperare lo svantaggio o quando il tempo si riduce e bisogna vincere la partita: insomma, in condizioni di sofferenza e di emergenza, cosa che sembra essere la vera cifra tattica e psicologica di questo Milan “operaio”. È chiaro che occorre allenare questa attitudine e perseguirla in ogni momento: mercoledì sera il Como, a un certo punto della partita, per scelta o perché obbligato dai rossoneri ha lasciato l’iniziativa al Milan (possesso palla Milan 54%). Quando però non hai l’abitudine a farlo, ti trovi in un contesto a cui sei impreparato. E quando la qualità della squadra avversaria, non intesa come somma dei singoli, è quella del Como, ottenere la posta piena diventa un’impresa.

C’è infine un tema legato al gol. Non si può dire che il Milan segni poco: con 41 reti è terzo dietro all’inarrivabile Inter (60) e alla Juventus (43). Dovremmo anzi rilevare che il Milan segna bene, se una differenza reti di sole due reti in più rispetto ai bianconeri vale otto (!) punti in classifica. Il problema, tuttavia, resta, specie se vogliamo puntare più in alto: un complicato Tetris i cui pezzi sono i nostri quattro attaccanti in rosa, le loro caratteristiche, il loro stato di salute. Leao (nonostante il bellissimo gol, guarda caso in campo aperto) anche questa volta ha dimostrato di essere poco utile giocando da centravanti puro spalle alla porta. Lo stesso Nkunku, costretto adefilarsi largo a sinistra (alla Leao, per intenderci), perde di efficacia. Pulisic, entrato a 10’ dalla fine per evidenti deficit fisici (sta guarendo o sta recuperando atleticamente? Sarebbe bello capirlo con chiarezza), con la sua imprevedibilità e il suo grande senso della porta è un fattore importante per lo sviluppo dell’azione offensiva milanista. C’è poi Füllkrug, l’unica vera prima punta, che a me continua a piacere e che reputo il perfetto riferimento avanzato per allungare la squadra, finalizzare il gioco e fare da sponda a favore dell’inserimento dei compagni. Idealmente dovrebbe giocare sempre (insieme a un attaccante di movimento), salvo partite in cui si decida strategicamente di attendere l’avversario per colpirlo in ripartenza, ma questo comporterebbe il sacrificio di due dei tre attaccanti, o il cambio di modulo con un attacco a tre potenzialmente perfetto ma che evidentemente Allegri ritiene ancora più pericoloso per noi che per gli avversari!

Certo, detto così sembra un videogioco in cui basta dare un comando per eseguire: al contrario,sappiamo come la complessità di questo meraviglioso gioco necessiti di un idem sentire che coinvolga tutti, allenatore, staff, giocatori ma anche tutto l’ecosistema Milan. Come che sia, non dimentichiamo che siamo arrivati alla ventiquattresima partita utile consecutiva, un dato che conferma la bontà della rosa e del lavoro svolto. Nonostante questa parziale battuta d’arresto sono convinto che si possa ancora puntare al bersaglio grosso. È vero, siamo a -7 dall’Inter ma mancano ancora 13 partite, vale a dire 39 punti. Vediamo come arriveremo allo scontro diretto con i neroazzurri, e come ci arriveranno loro, in termini di classifica e di condizione generale (emotiva, fisica, tecnica, atletica) e poi capiremo meglio quale potrà essere il nostro vero obiettivo.


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