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Kakà è li, alla finestra. Cristiano Ronaldo, intanto, vince il duello. Del Piero: non c'è niente ed inizia il regno di Giovinco

di Mauro Suma

Ebbene sì, Ricardo Kakà, il bambino d’oro, è alla finestra. Non quella di via Aurelio Saffi del Gennaio 2009. Quella di oggi è meno gelida e più calda, una finestra estiva, una finestra madrilena, ma pur sempre di finestra si tratta. Dal davanzale si sa, più tempo si passa a rimirare il panorama e più cose si scorgono. Più persone, più tutto. Di solito alla finestra si guarda il panorama, si butta l’occhio sulle persone che camminano, le macchine in transito, la scia degli aerei lassù nel cielo. Insomma, di tutto un po’ purchè serva a riflettere. Stare alla finestra in fondo può essere una metafora, guardare il movimento delle cose e delle persone serve a sentirsi a propria volta in movimento. Senza essere stanziale, per la prima volta, forse, da tre anni a questa parte. Kakà è alla finestra, ma non si intuisce ancora bene dove abbia buttato l’occhio. Kakà è in movimento, ma la direzione non è ancora scontornata. L’immagine non è nitida, le sensazioni non sono definite. C’è la Cina che gli avrebbe fatto una grande offerta, un mondo lontano con tutto il suo carico di gratificazioni ma anche di interrogativi; c’è il Brasile con i suoi ritmi cadenzati che paiono fatti apposta per essere devastati anche dal Ricky non al top degli ultimi tre anni; c’è l’Europa con tutti i crocevia del cuore che passano per Milano, ma anche per Parigi e per chissà dove. Ma c’è soprattutto, quello sì, la gabbia d’oro del contratto con il Real Madrid. Nel frattempo, dalla finestra ideale di questa estate numero 30 della sua vita, Ricardo Kakà non si lascia sfuggire l’occasione per tornare a rispondere ad un sms milanese. Il messaggino arrivava da un cellulare amico, uno di quelli che tra Milano e Milanello hanno vissuto e condiviso tanti giorni e tanti momenti con lo stesso Kakà. E la risposta è proprio quella di chi è lì alla finestra e osserva, vede. Vediamo, ecco, appunto, vediamo cosa succede. Tutti insieme. Perché quello che riguarda Kakà, riguarda tutti.

Quello fra Cristiano Ronaldo e Kakà è un duello sottile che dura ormai da nove anni. Proprio così, nove lunghissimi anni. Era iniziato nell’estate del 2003, quando il portoghese lascia Lisbona e va al Manchester United, mentre il brasiliano lascia San Paolo e va al Milan. Ecco, si lasciò scappare il solito milanista brontolone, noi Kakà e loro Cristiano. Come a dire, noi un frillo e lo United un crack. E invece no, Kakà va in vantaggio e ci resta per quattro anni: vince subito lo Scudetto e un anno e mezzo dopo il suo passaggio al Milan elimina seccamente Cristiano e i Red Devils dagli Ottavi di finale di Champions League: Febbraio-Marzo 2005, 1-0 per il Milan sia all’Old Trafford che a San Siro. Kakà rimane in vantaggio su Cristiano fino al 2007, una bella fetta di storia. Vince la Champions League prima di Ronaldo e prima di lui, soprattutto, vince il Pallone d’Oro dopo averlo eliminato un’altra volta, questa volta in Semifinale. Ma la storia non si ferma e nel 2008 ecco il sorpasso. Cristiano Ronaldo vola a Mosca ad alzare la Champions League nella finale rigoreggiante contro il Chelsea e qualche mese dopo è puntuale all’appuntamento con una Parigi tutta d’oro. Da quel momento, Ricky fa fatica a tenere il passo del portoghese volante. Fino a che nel 2009 si ritrovano entrambi a Madrid, compagni di squadra. Lui però, Kakà, viene pagato 67 milioni e aveva il Real nel destino: lui voleva, ricambiato, quella maglia. Cristiano Ronaldo, viene invece pagato 25 milioni di più e arriva alla corte di Perez quasi come come uno sberleffo postumo della presidenza Calderon cui lo stesso Florentino non poteva porre rimedio. Chi dei due la vera stella? Purtroppo per tutti i milanisti che vogliono e vorranno sempre bene a Kakà, la risposta è una e solo una: Cristiano. Lui, Ronaldo, è il leader del Real che vince al Camp Nou nell’Aprile 2012, e il leader del Portogallo che sta strattonando gli avversari all’Europeo. Il rischio, fortissimo, è che Ronaldo si porti sul risultato di due Palloni d’oro a uno rispetto a Kakà. E la sensazione è che Ricky non abbia voglia di godersi lo spettacolino, da fuoriclasse superato di slancio, proprio a Madrid e proprio nella stessa stanzina dello spogliatoio del premiato. Vediamo cosa succede, appunto, vediamo in quale continente e in quale puntino all’orizzonte.

Alessandro Del Piero, ma come è possibile? Per un calciatore-azienda, per una impresa di calcio e di immagine come quella incarnata dal suo personaggio, specializzata nella programmazione di ogni tipo di dettaglio e di sviluppo, essere ancora senza squadra il 23 di Giugno non è facile da digerire. Né da immaginare, né da accettare. Ma come? Del Piero?! Il fatto è che il destino di Alex è comune a quello di tutti gli ultra-trentacinquenni di questa calda estate del 2012. La squadra non c’è. E’ così per Del Piero, è così per Nesta, è così per Seedorf. Quest’ultimo, un ambasciatore regale, alla fine la troverà la squadra fra le tante proposte che ha già. Ma Seedorf è un cittadino del mondo, viaggia e allaccia rapporti, cambia aereo da un giorno all’altro, si mette in posa, stringe mani. Loro due no, Del Piero e Nesta, i due Alessandri, non scendono le scale come la Wandissima del Suriname. Sono diversi per storia e carattere. Fatto sta che la squadra non c’è ancora e passi per Nesta che vive sereno e disincantato uguale, ma non può essere altrettanto per Del Piero che è uno che di pallone ne ha ancora voglia. Non c’è niente, è la frase che trapela dai dintorni di Alex. E certe notizie non arrivano mai da sole: alla Juventus è sbarcato il giovane Sebastian Giovinco. Un po’ come le staffette di una volta, via la gloria e dentro il giovane. Per Del Piero, una sorta di nemesi storica. Più o meno la stessa cosa era accaduta ai danni di Roberto Baggio e a suo favore nel lontano 1995. E il Giovinco di adesso non sembra uno destinato a farla da meteora a Torino, ma sta per insediarsi in nome e per conto del top player che costa troppo. E guarda caso Sebastian fa ritorno a Torino nella stessa estate della dipartita juventina di Del Piero. Il quale Alex continua a guardarsi attorno e potrebbe anche, hai visto mai, proprio perché non c’è niente, accettare il guanto di sfida del giovane successore e misurarsi con lui in una partita del prossimo Campionato italiano. Quasi impossibile, ma se continua a non esserci niente all’estero tutto diventa possibile.


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