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In 55 anni solo con Berlusconi la pace, ma questo è il punto più basso di sempre. Smascherati i mostri senza cuore: dopo l'ambizione e i risultati, adesso spazzano via i tifosi. Date le chiavi a un generale

di Luca Serafini

Da quando sono entrato a San Siro la prima volta, avevo 10 anni ed era il 1971, le proprietà e i presidenti che si sono succeduti al Milan sono stati sempre sui generis, improvvisati, qualche volta sprovveduti, spesso scaltri e profittatori. Nel 1972 si insediò Albino Buticchi, petroliere spezzino, accanito giocatore d'azzardo, due tentati suicidi con conseguenze gravi sulla vista e sulla deambulazione. Nel 1972 divenne presidente del Milan succedendo all'avvocato Federico Sordillo. Nella prima stagione sotto la sua presidenza, acquistò Luciano Chiarugi dalla Fiorentina:  la squadra conquistò la sua terza Coppa Italia e la seconda Coppa delle Coppe. Perse però il campionato all'ultima giornata in seguito alla sconfitta 5-3 con il Verona. Nelle due stagioni successive il club ottenne piazzamenti di media classifica e perse 3 finali di coppa (Supercoppa europea 1973, Coppa delle Coppe 1974 e Coppa Italia 1975). Gli venne l'idea di vendere Gianni Rivera al Torino, scambiandolo con Claudio Sala, provocando l'insurrezione dei tifosi che lo costrinsero a lasciare il 21 dicembre 1975. 

Per 2 anni la poltrona fu occupata da Bruno Pardi (ex giocatore delle giovanili rossonere, consigliere del club e accompagnatore), attempato ingegnere con problemi di salute, e dal "re del tubo" Vittorio Duina, imprenditore metallurgico, cacciatore accanito. Figure di transito, poco propense a spendere, tanto che il Milan - nonostante la loro passione - rischiò la retrocessione in Serie B nel 1977, salvandosi solo all'ultima giornata grazie al ritorno in panchina di Nereo Rocco, subentrato a Pippo Marchioro. 

Via anche Duina, arriva Felice Colombo a capo dell'impresa di famiglia che si occupava dello stampaggio di materie plastiche e in seguito si espanse nel settore sanitario e radiotelevisivo. Il giudizio circa la sua gestione del club rimane controverso: con l'ingaggio del tecnico Nils Liedholm, la squadra vinse la Coppa Italia nel 1978 e l'agognato 10° scudetto della prima stella l'anno successivo. Dopo di che, però, il suo coinvolgimento con altri tesserati rossoneri nello scandalo del Totonero, decretò nel 1980 la retrocessione d'ufficio del Milan in Serie B, la prima nella storia della società. Colombo venne squalificato a vita da cariche sportive nonostante la sua implicazione nel calcioscommesse apparisse più un misto di ingenuità e di senso di impunità che non di reale volontà di dolo. Dopo la radiazione, pur rimanendo l'azionista di maggioranza del Milan, non poté più ricoprirne cariche ufficiali, quindi nell'ottobre 1980 cedette la presidenza a Gaetano Morazzoni,  parlamentare democristiano, noto in sostanza come un prestanome. 

Infine agli inizi del 1982 cedette la società a Giuseppe Farina, ex presidente del Vicenza, che volle Gianni Rivera nel ruolo di vice. La squadra annaspava nei bassifondi e a fine campionato retrocesse nuovamente in Serie B - stavolta sul campo - nonostante la presenza di alcuni protagonisti dello scudetto di soli 3 anni prima. Dopo la facile promozione dell'anno successivo (allenatore Ilario Castagner), la stagione successiva non fu fortunatissima, poi con l'ennesimo ritorno in panchina di Nils Liedholm le cose migliorarono e giunse anche la partecipazione alla Coppa UEFA, ma il suo periodo rossonero si chiuse senza molta fortuna nel 1986, quando la società fu presa in consegna da Silvio Berlusconi a un passo dal fallimento. Farina si rese famoso per mandare la squadra in ritiro anche quando giocava in casa, talvolta, per affittare Milanello per banchetti nuziali e altri eventi privati...

Sull'altra sponda, dopo la presidenza di Angelo Moratti (1955-1968), l'Inter passò a Ivanoe Fraizzoli (1968-1984), Ernesto Pellegrini (1984-1995) e Massimo Moratti prima della cessione a Tohir prima e Oaktree adesso. Un percorso assai più lineare, stabile e sereno, pur con lunghi periodi di insuccessi. 

RedBird è diventata assolutamente, indiscutibilmente la gestione più disastrosa di quelle che ho rievocato. Non solo si è registrato l'appiattimento in classifica (8° e 5° posto) dopo i buoni anni di Elliott con Maldini e Pioli, ma è stata sventrata la vita quotidiana nella sede di Casa Milan, falcidiato il settore giovanile, ridicolizzata la gestione di Milan Futuro, squassata la passione dei tifosi. Vengono licenziati dalla sera alla mattina giovani lavoratori che guadagnano poco più di 1000 euro al mese, spostati altri da un settore all'altro della società come burattini, chiuderà Milan TV, si litiga tra uffici e corridoi quasi ogni giorno, sono in fuga i dirigenti e i protagonisti storici del digitale, del marketing, della comunicazione. Il settore giovanile è clientelare e annacquato, Milan Futuro non ha alcuna strategia né di crescita né di ambizione e impedisce ai suoi allenatori di contare su alcuni giocatori perché non si sa mai se verranno convocati in prima squadra. Il Milan è raso al suolo, in tutti i suoi strati.

I tifosi sono divorati nella loro passione, nella loro appartenenza, nelle loro speranze, nel loro entusiasmo. E qui sta la grande, enorme differenza col passato: Buticchi, Colombo, Farina e tutti quelli che abbiamo elencato avevano un cuore. Qui invece il giardino giurassico è popolato da un mostro senz'anima che sbrana la storia, l'ambizione, il senso del club. Caro biglietti, San Siro in mano a turisti, visitatori e passanti, smantellamento del tifo organizzato a favore degli occasionali, degli hot-dog, delle patatine fritte. Spettacolo (?) all'americana.

Qual è il futuro? Gerry Cardinale, nella congrega stampa di 2 settimane fa, aveva assicurato che si sarebbe occupato di tutto in prima persona, anche perché con Ibra - superstite dell'epurazione che ha fatto tabula rasa della dirigenza - i rapporti sono tesi. In una settimana si sarebbe dovuto conoscere il nome del direttore sportivo e subito dopo quello dell'allenatore. Invece manca poco più di un mese al raduno, e siamo ancora qua. Eh, già. 

Serve dare le chiavi di Milanello a un generale che porti con sé un colonnello ed entrambi, insieme, tengano fuori tutti quelli che non hanno competenza né qualifica. Sa un po' di nefaste epoche militari, di rovesci forzati, ma qui ormai non c'è più nulla da ribaltare: c'è da ricostruire sulle macerie. E purtroppo Cardinale non sembra né architetto, né geometra, né capo cantiere. Tieniamoci forte, teniamoci per mano.


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