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Gennaio, il mese delle grandi illusioni. Estate lontana per sognare. Derby: Pioli studia una mossa a sorpresa

di Pietro Mazzara

Inutile nasconderselo, avremmo voluto raccontarvi un mercato di gennaio diverso. Decisamente diverso. Ma non perché ci saremmo aspettati colpi alla Vlahovic che questa società, per il percorso che ha intrapreso, potrà fare forse tra un paio d’anni se i conti andranno a posto (ne parleremo nei prossimi giorni), ma ci saremmo aspettati e augurati movimenti concreti che andassero oltre l’arrivo di Marko Lazetic. Tutti hanno invocato il difensore centrale dopo l’infortunio tremendo di Kjaer, ma non è arrivato. Sven Botman sarà un discorso che verrà tenuto vivo nel corso dei prossimi mesi per provare ad arrivare a maggio con un accordo definito con il Lille, con il quale si tratterà anche Renato Sanches che prenderà il posto di Franck Kessie, destinato ad altri lidi a cifre garantite superiori a quelle che gli ha proposto il Milan. Ci saremmo aspettati dei tentativi di movimento anche sulla trequarti, dove il solo Brahim non basta più e dove Messias sta dimostrando di non poter essere un titolarissimo se si vuole lottare ad alti livelli tanto è vero che il suo riscatto è in dubbio a fine stagione. Abbiamo passato giorni e settimane a cercare di darvi le informazioni più corrette possibili, abbiamo sperato che la pista Kulusevski si potesse articolare diversamente da quelle che erano le prospettive paventate dalla Juventus al Milan, perché lo svedese – al contrario dei pacchi Bonucci e Higuain – era un profilo sul quale si sarebbe potuto lavorare. Classe 2000, mancino ma che gioca a destra, sarebbe arrivato con nuove motivazioni. Invece cercherà il rilancio al Tottenham.

Maldini e Massara hanno dovuto fare i conti, nel vero senso della parola, con un budget ridotto e che avrebbe potuto sottrarre risorse per quello estivo. D’altronde la storia recente del Milan ci dice che a parte il suicidio economico di Piatek e Paquetà, a gennaio si è speso poco. Spesso bene come le pescate di Kjaer e Saelemaekers (Ibra era a parametro zero) o di Tomori lo scorso anno, mentre gli investimenti importanti sono sempre stati fatti in estate. Il riscatto di Tomori (29 milioni), Theo Hernandez (22 milioni), Leao (28 milioni) e Tonali in due diverse trattative sono lo scenario evidente del modus operandi del club. I tifosi, giustamente, sbraitano la loro insoddisfazione sui social ma il punto è che gli all-in sono già stati fatti, non hanno dato frutti e chi mette i soldi ha scelto una strada complessa da accettare, perché il tifoso vuole vincere, ma che porterà il Milan ad una salute economica che, unitamente a una presenza costante in Champions League, potrà portare i rossoneri a permettersi colpi alla Vlahovic senza dover ricorrere a prestiti, bond e aumenti di capitale. È dura, durissima da accettare, ma chi comanda non cambierà idea né venderà al primo che passa. Tutti vogliamo vincere, tutti vorremmo raccontare di un Milan che punta alla seconda stella, ma la realtà ci dice che il percorso di crescita sportiva e di risanamento dei conti non è ancora arrivato a quel punto. Non manca tanto, ma non ci siamo ancora arrivati a meno che la squadra non stecchi più una partita da qui a fine stagione.

Oggi Pioli riprende i lavori in vista del derby di sabato alle 18 e per cercare di tenere viva la lotta con l’Inter e dare un segnale alle pretendenti a un posto in Champions, sta studiando una mossa a sorpresa: Franck Kessie al posto di Brahim Diaz. I motivi sono diversi e tutti molto coerenti. L’ivoriano, più di Krunic, può dar fastidio a Brozovic in fase d’impostazione e può anche costringerlo a giocare più basso visto che Franck ha tempi d’inserimento importanti. Due: avere Tonali e Bennacer in mezzo al campo ti può dare maggior ritmo e più possibilità di sviluppare l’azione con tempi alti. Tre: Kessie a Empoli, seppur con Giroud e non con Ibra, ha mostrato di avere un buon feeling con il ruolo “a rimorchio” della prima punta. Vedremo se sarà così, intanto guardiamo passivamente l’ultimo giorno di mercato che consegnerà una pagella insufficiente al Milan. Poi sarà il campo a parlare fino a maggio.


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