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Due giorni di domande. Quattro Rabiot. Gestione Leao: incomprensibile! Quelle sedie vuote dell’Olimpico. Non il calendario gregoriano, quello della Lega Calcio

di Carlo Pellegatti

Troppa pressione? Mancanza di maturità? Limiti strutturali? Mi sto arrovellando, da tante ore, per capire quali siano le ragioni di una partita che ha demoralizzato e cancellato tanti sogni divertenti e spettacolari alle migliaia di tifosi presenti all’Olimpico e ai milioni di tifosi sparsi per il mondo. Molti di loro, e io sono fra questi, non hanno seguito il consiglio di Massimiliano Allegri, che, almeno in pubblico, aveva sempre indicato quale fosse il vero obiettivo del Milan ’25-’26: la qualificazione alla prossima Champions League. Conoscendo a fondo le carenze della rosa e forse anche quelle mentali di un gruppo, forse non ancora pronto a sopportare le tensioni di una lotta al vertice, nella fase più calda della stagione.

Per questo motivo, il tecnico livornese ha già informato i dirigenti su quale debba essere la tipologia dei giocatori da inserire nel futuro Milan. Il mercato deve essere subito impostato per trovare più… Rabiot possibili, utili sul piano della personalità, del carisma, della classe, dello stile. Niente scommesse, ma solo certezze, almeno all’inizio della campagna acquisti. Devono seguire le volontà di Max, ma non è ancora certo, almeno visti i primi rumors, perché non sembrano esistere alternative se vogliono tenere Allegri.

Un altro tema molto caldo è il futuro di Rafa Leao, uno dei simboli di questi anni Venti rossoneri. Mi sembra che la trattativa legata a Maignan, un anno fa, abbia insegnato poco ai dirigenti milanisti. Pare oggi di rivivere le stesse contraddizioni legate all’affaire del portiere francese. Contatti, approfondimenti, seguiti da lunghi, incomprensibili silenzi. In questi giorni stiamo leggendo indiscrezioni, rumors, notizie che paiono certezze per poi trasformarsi in fake, traduzione “bufale”.

Mercoledì 4 marzo, per esempio, leggiamo su “La Gazzetta dello Sport”, quotidiano molto informato sulle strategie del Milan, il titolo: “CUOR DI LEAO”. Il sommario recita così: “Rafa è sempre più diavolo. Contatti per prolungare fino al 2030. Ingaggio al top per battere la concorrenza della Premier”. Passano due settimane. Dopo la prestazione di Roma, con susseguente uscita polemica, il titolo del 17 marzo è totalmente, clamorosamente differente: “Leao, troppe tensioni. Il Milan è stufo e Rafa finisce sul mercato”. All’interno, la pagina è dominata da queste parole: “Il Milan ci dà un taglio!”.

Tutto esattamente come un anno fa, con Maignan. Le proposte di rinnovo rossonere sono come il Nasdaq, il mercato americano dei titoli tecnologici. Salgono o scendono a seconda delle prestazioni dei giocatori. Una situazione mai accaduta nella storia del Milan. Quattro gol nelle prossime partite e torna incedibile? Paradossale. Con una differenza rispetto a Maignan, perché sono nate anche pesanti voci che mettono in dubbio la professionalità di Leao. Dal Corriere della Sera del 17 marzo: “…Anche alla vigilia della partita di Roma raccontano che Rafa non fosse concentrato. Qualche colazione saltata, troppa distrazione”. Chi ha interesse a “raccontare” queste indiscrezioni, che certamente non aiuteranno ad aumentare il numero degli acquirenti? Mistero!

Chiudo con una nota dolente, quasi come la sconfitta contro la Lazio. Le immagini televisive dell’Olimpico hanno rivelato che l’unico dirigente presente fosse il solito, appassionato Igli Tare, come compete al suo ruolo di direttore sportivo. L’UNICO! Come a Cremona, assenti il presidente e l’amministratore delegato, figure dirigenziali che devono essere sempre presenti accanto alla squadra, soprattutto alla vigilia della partita più delicata e fondamentale della stagione. Soprattutto per non lasciare Allegri e Tare soli a risolvere, per esempio, situazioni scabrose come quelle nate per l’accesa discussione tra Leao e Pulisic negli spogliatoi dell’Olimpico.

Anche in questo caso, l’assenza dei dirigenti rappresenta una novità assoluta, perché la vita del Milan ha visto sempre presenti il presidente Trabattoni e il fido Toni Busini negli anni ’40 e ’50. Poi ancora Andrea Rizzoli con Mino Spadacini, Franco Carraro con Federico Sordillo. Per non parlare di Silvio Berlusconi, rappresentato in tutto il mondo, in tutte le partite, dall’appassionatissimo Adriano Galliani. Quindi Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, per chiudere con Ivan Gazidis, Paolo Maldini e Ricky Massara. Non è solo un mero elenco di nomi, ma di dirigenti del Milan che avevano regolato la loro vita non dal calendario gregoriano, ma da Ianus Lusor, il dio dei calendari di calcio!


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