Champions? No, la testa è al calciomercato. Il sentimento di una piazza stufa di non vincere. Prezzi dei biglietti: non c'è peggior sordo...
È difficile parlare di calcio giocato dopo lo 0-0 di ieri sera, ovvero l’ennesima partita in cui la squadra ha fatto una fatica tremenda a trovare il tiro in porta. Se poi nell’unica, grande, chance della gara il pallone finisce a Saelemaekers che al posto di incrociare il tiro, decide di provare ad andare sul primo palo colpendo l’incrocio, ecco che si apre un altro discorso. Serio, imperativo e non più declinabile. La qualità di questa rosa va innalzata sensibilmente nella prossima sessione di calciomercato. Servono calciatori che sappiano essere determinanti, serve abbattere il limite dei 30 milioni (o poco più) per gli investimenti sui cartellini e uscire dalla politica della diversificazione dell’investimento, perché i giocatori che ti fanno alzare il livello costano e non sempre si può essere più bravi degli altri in sede di contrattazione.
Il concetto dei “meglio tre giocatori da 20-25 milioni che uno da 50-60” non regge più. Perché si abbassa la qualità complessiva della squadra e, soprattutto, non sempre ti capitano le occasioni alla Rabiot nel finale dello scorso mercato. Se un leader dello spogliatoio come Matteo Gabbia ha dichirato al Corriere della Sera che l’obiettivo per il prossimo anno deve essere la seconda stella, vuol dire che l’ambizione – dentro lo spogliatoio – è forte e sono loro i primi a dettare la strada maestra. Ma la domanda vera è: Cardinale vuole alzare l’asticella? Vuole fare davvero quello step che serve per poter cercare di vincere? E a cascata Furlani, Ibrahimovic e Tare. Perché la gente del Milan, quella che c’era, c’è e ci sarà, è stanca di tifare una squadra non competitiva per la vittoria dello scudetto. Ma per vincere, bisogna alzare anche l’impostazione economica del club, sia nei cartellini sia negli ingaggi (e nelle commissioni). L’estate 2026 si preannuncia come quella della verifica costante sulla costruzione della squadra, con un credito che è ormai arrivato alla SOS ricarica e dove le scelte dovranno essere fatte senza carezze a questo o quel procuratore, ma con la logica – si spera – di voler fare il bene del Milan.
E ci sarà un sacco di lavoro da fare. In entrata e anche in uscita, perché appare evidente che questa squadra – se si andrà avanti con il 3-5-2 – non è costruita bene per quel sistema, ma anche per il 4-3-3 ci sono delle mancanze strutturali importanti. Allegri ha già fatto presente, più volte, quelle che sono le necessità tecniche per poter crescere di livello e pensare più in grande.
Tornando alla questione tifo, se si stancano quelli che ci sono sempre, è un problema serio visto che a chi viene una volta ogni tanto a San Siro, pur spendendo tanti soldi, il risultato sportivo interessa fino alla fine dell’esperienza. Anche ieri, nell’entrare allo stadio, ho incrociato un melting pot di maglie di squadre diverse dal Milan e dalla Juventus. Manchester United, Manchester City, Los Angeles Galaxy, Psg e poi mi sono fermato. Non è questo il tifoso primario che serve allo stadio. E la coreografia con i cellulari da parte della Sud che indicava l’impopolare prezzo di 139 euro per il secondo blu è stato un messaggio fortissimo verso la proprietà, ma soprattutto verso chi – dentro Casa Milan – è designato da tempo alla gestione dei prezzi dei biglietti e che in maniera miope alle dinamiche “della gente” alza, con costanza, i prezzi anno dopo anno. Ogni tanto ascoltate, non è un male.