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Cardinale: se Ibra diventa un tappo deve farlo saltare. Allegri e Milan: fatti, non suggestioni

di Franco Ordine

Due concetti essenziali mi sono rimasti impressi dopo il famoso incontro con Gerry Cardinale seguito alla sconfitta con il Cagliari, alla perdita secca della Champions league e di conseguenza alla decisione di esonerare l’intera linea di comando rossonera. Sono stati i seguenti: 1) fino ad ora ho sempre delegato, mi sono sempre fidato insomma, da ora in avanti prenderò in prima personale le decisioni più importanti; 2) entro sette-giorni ci saranno i nuovi dirigenti pronti a lavorare per la prossima stagione. Le voci di un profondo dissidio emerso in queste ultime ore tra Cardinale e Ibrahimovic a proposito della scelta dei collaboratori del futuro Milan confermano che il nodo rimasto è arrivato al pettine molto presto. Mi spiego: è impossibile che una squadra di calcio della storia del Milan abbia due linee guida, due correnti di pensiero. Questo tipo di conduzione emersa ai tempi di Furlani-Maldini e poi proseguita con Furlani-Allegri è una vocazione al disastro.

Ne abbiamo avuto riprova anche durante il finale dell’era berlusconiana con il club diviso in due stati uno contro l’altro armato. A questo punto è bene che Cardinale tenga il punto e si liberi di Ibra se questo è il tappo alle sue scelte. Zlatan ha fin qui dato retta esclusivamente al proprio ego gigantesco. Fare il calciatore, ad altissimo livello, e fare il dirigente di calcio non significa fare lo stesso mestiere. E per fare il secondo bisogna avere, specie per chi è a digiuno di esperienza, una dose industriale di umiltà e disponibilità a studiare come ha spesso sottolineato proprio Paolo Maldini. La morale è allora la seguente: uno (a comandare) è sempre meglio di due.

AFFARE ALLEGRI- È bastata un “mannata” per rovinare il rapporto tra tifosi del Milan e Max Allegri che ha lavorato sodo tutto l’anno per centrare l’obiettivo della Champions. Chi conosce da vicino l’evoluzione del rapporto tra il Milan inteso qui come programma della futura stagione e Allegri stesso, sa benissimo come sono andati i fatti. Max non ha mai smesso di stare sul pezzo e fino all’ultimo giorno ha fatto di tutto per centrare il traguardo. Basta rivedere le immagini televisive seguite al successo di Genova per capire cosa bolliva nella sua testa. Altra questione è la condivisione del piano industriale. L’ad Furlani aveva spiegato, durante le riunioni sull’argomento specifico, che il rientro di alcuni “prestiti” da Chukwueze a Bennacer avrebbero di fatto impedito di allestire un potenziamento della rosa così come reclamato dall’allenatore. Forse lo avrà fatto anche per convincerlo a non restare. Di sicuro Allegri, a quelle condizioni, Napoli o non Napoli, non sarebbe rimasto e avrebbe liberato l’armadietto di Milanello con una sostanziosa buona uscita. Specie poi in presenza di Ibrahimovic. 

10 AL MONDIALE- Se penso che ben 10 esponenti della rosa del Milan parteciperanno al prossimo mondiale, mi viene facile sostenere che sarebbe bastato davvero poco, durante il mercato di gennaio e persino più avanti evitando “invasioni di campo” nel mese di aprile, per ottenere il secondo posto addirittura! Meditate gente, meditate.


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