Cardinale: se Ibra diventa un tappo deve farlo saltare. Allegri e Milan: fatti, non suggestioni
Due concetti essenziali mi sono rimasti impressi dopo il famoso incontro con Gerry Cardinale seguito alla sconfitta con il Cagliari, alla perdita secca della Champions league e di conseguenza alla decisione di esonerare l’intera linea di comando rossonera. Sono stati i seguenti: 1) fino ad ora ho sempre delegato, mi sono sempre fidato insomma, da ora in avanti prenderò in prima personale le decisioni più importanti; 2) entro sette-giorni ci saranno i nuovi dirigenti pronti a lavorare per la prossima stagione. Le voci di un profondo dissidio emerso in queste ultime ore tra Cardinale e Ibrahimovic a proposito della scelta dei collaboratori del futuro Milan confermano che il nodo rimasto è arrivato al pettine molto presto. Mi spiego: è impossibile che una squadra di calcio della storia del Milan abbia due linee guida, due correnti di pensiero. Questo tipo di conduzione emersa ai tempi di Furlani-Maldini e poi proseguita con Furlani-Allegri è una vocazione al disastro.
Ne abbiamo avuto riprova anche durante il finale dell’era berlusconiana con il club diviso in due stati uno contro l’altro armato. A questo punto è bene che Cardinale tenga il punto e si liberi di Ibra se questo è il tappo alle sue scelte. Zlatan ha fin qui dato retta esclusivamente al proprio ego gigantesco. Fare il calciatore, ad altissimo livello, e fare il dirigente di calcio non significa fare lo stesso mestiere. E per fare il secondo bisogna avere, specie per chi è a digiuno di esperienza, una dose industriale di umiltà e disponibilità a studiare come ha spesso sottolineato proprio Paolo Maldini. La morale è allora la seguente: uno (a comandare) è sempre meglio di due.
AFFARE ALLEGRI- È bastata un “mannata” per rovinare il rapporto tra tifosi del Milan e Max Allegri che ha lavorato sodo tutto l’anno per centrare l’obiettivo della Champions. Chi conosce da vicino l’evoluzione del rapporto tra il Milan inteso qui come programma della futura stagione e Allegri stesso, sa benissimo come sono andati i fatti. Max non ha mai smesso di stare sul pezzo e fino all’ultimo giorno ha fatto di tutto per centrare il traguardo. Basta rivedere le immagini televisive seguite al successo di Genova per capire cosa bolliva nella sua testa. Altra questione è la condivisione del piano industriale. L’ad Furlani aveva spiegato, durante le riunioni sull’argomento specifico, che il rientro di alcuni “prestiti” da Chukwueze a Bennacer avrebbero di fatto impedito di allestire un potenziamento della rosa così come reclamato dall’allenatore. Forse lo avrà fatto anche per convincerlo a non restare. Di sicuro Allegri, a quelle condizioni, Napoli o non Napoli, non sarebbe rimasto e avrebbe liberato l’armadietto di Milanello con una sostanziosa buona uscita. Specie poi in presenza di Ibrahimovic.
10 AL MONDIALE- Se penso che ben 10 esponenti della rosa del Milan parteciperanno al prossimo mondiale, mi viene facile sostenere che sarebbe bastato davvero poco, durante il mercato di gennaio e persino più avanti evitando “invasioni di campo” nel mese di aprile, per ottenere il secondo posto addirittura! Meditate gente, meditate.