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Berlusconi: "Con Allegri? Pure tu...". Dal Brasile: quei parametri zero olandesi. Allegri confusionario? Tutti ma non lui. Lamela-El Shaarawy: storie parallele

di Mauro Suma

Di solito sono i politici del pdl a tenere banco. Qualche parlamentare del Centro-destra che sussurra ai giornalisti amici uno sfogo del presidente Berlusconi sul Milan, non manca mai. Fu così per l’ultimo Ancelotti e per l’anno di Leonardo, è stato così anche di recente per Allegri. Anche per Allegri o soprattutto per Allegri, fate voi, ma in soldoni ci siamo capiti. Questa volta invece ci è capitato di recepire una confidenza di un esponente politico, attualmente non parlamentare, della parte avversa. Non ho la possibilità di farne il nome, mi perdonerete, ma la storia personale di quest’uomo politico gli consente di dare del tu, nelle telefonate, al presidente Berlusconi. Nelle scorse settimane, meno di un mese fa, si sono sentiti. Dopo i saluti, un veloce punto politico e il tema vero della settimana, il presidente Berlusconi e il nostro uomo, grande tifoso rossonero, si stavano salutando. E lui: “Ah, Silvio, a proposito, sappi che io sto con Allegri”. Attimo di silenzio. Risposta: “Ah, pure tu…”. E’ un piccolo aneddoto che può voler dire tutto e niente, ma credo che, in cuor suo, in fondo in fondo, abbia pesato nella decisione finale del presidente Berlusconi la tendenza di questo suo allenatore, discusso e discutibile, a suscitare consenso e apprezzamento. Valori che non sono contro lo stesso presidente Berlusconi e che tengono conto del grande rispetto nei confronti della sua presidenza, ma che si segnalano lo stesso all’attenzione generale.

Se Deborah Martin, agente di Clarence Seedorf, assicura dal Brasile che il nostro campione olandese non ha mai parlato con nessuno e che la ridda di voci sul suo passaggio dal Milan lo hanno visto estraneo e refrattario a qualsiasi contatto, c’è da credergli. Se non fosse stato così, non l’avrebbe detto. Del resto l’attenzione di Clarence alla comunicazione è proverbiale. Il buon Seedorf ha tempi, passo e attitudine anche in quel senso. Le sue doti di politico e di ambasciatore gli consentono di giocare sia a carte coperte che scoperte, sia sotto traccia che alla luce del sole. Del resto la sua duttilità imprenditoriale è buona testimone in questo senso. Anche un anno fa, al momento delle lacrime e dei saluti di Gattuso, Nesta e Inzaghi dopo Milan-Novara, Clarence rimaneva saldo e dominante a braccia conserte, a centrocampo, come se quella cerimonia d’addio non lo riguardasse punto. Eppure una quarantina di giorni dopo salutava anche lui il Milan, nella conferenza di via Turati. Un anno dopo è ancora tutto più o meno così, con Deborah Martin che smentisce tutto e quei nomi di giocatori, tutti olandesi e quasi tutti a parametro zero, che devono essere arrivati nelle ultime settimane in Brianza per opera dello Spirito Santo o simili. Sarà importante in ogni caso per Clarence, nel momento in cui deciderà di intraprendere la carriera d’allenatore, farlo con il suo indubbio talento e con la sua cultura calcistica, senza troppi interlocutori nel mondo dei giocatori in attività.

Ha tenuto banco, nei giorni caldi dell’Allegri va-Allegri resta, le parole, riportate dal Corriere della Sera di una gloria rossonera che bollava come “confusionario” il rapporto con lo spogliatoio di Massimiliano Allegri. Massima credibilità alla testata e massima buona fede sul concetto acquisito alla fonte. E’ altrettanto vero però che quando nasce un caso mediatico globale, mondiale, come quello del vertice di Arcore con il Milan sospeso fra Allegri e Seedorf, tutti si appassionano. E tutti parlano. Si scatenano le fonti. E ognuno ha le sue. Una che ci è capitato di ascoltare, poche ore prima della cena di Villa San Martino del 2 Giugno, sosteneva più o meno questa tesi, sempre proveniente dal cuore dello spogliatoio delle glorie milaniste ultime scorse: “Se il presidente Berlusconi è convinto di mandar via Allegri per il bene del Milan, è giusto che lo faccia, mancherebbero altro. Meglio così che andare avanti senza convinzione. Ma attenzione, per sostituire Allegri, tutti ma non lui”. Riportare questi pensieri non significa mancare di rispetto a Clarence, che è stato un grandissimo in 10 anni di Milan sia sul piano umano che su quello calcistico e che prova gusto nella sfida di riuscire a smentire pareri opposti, ma che testimonia come in certi campioni l’amore per il Milan venga ancora e sempre prima di tutto. E in ogni caso i pensieri ad alta voce al telefono vanno sempre presi per quel che valgono, non sono verità rivelate ma momenti di passaggio nella considerazione delle persone.

Non sarà sfuggito ai tecnici più avveduti il cammino parallelo della stagione di Erik Lamela e Stephan El Shaarawy. Entrambi al secondo anno di alta Serie A, entrambi hanno fatto meglio e avuto più spazio rispetto al primo anno nelle rispettive squadre. Entrambi hanno fatto molto bene i primi sei-sette mesi della stagione e meno bene gli ultimi quattro. Entrambi giovani, entrambi talentuosi, entrambi personaggi. Mi diceva un amico in questi giorni: “ Per i ragazzi che fanno calcio ad alti livelli, è difficile oggi difendersi dalla pressione mediatica”. Credo abbia profondamente ragione. Poi, però, in estate, si azzera tutto e si riparte.


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