Ambrosini addio, centrocampo da rifare: restano solo Montolivo e De Jong
Il Milan è la sesta società di calcio al mondo per fatturato. Il suo marchio vale 1000 milioni. Non ha uno stadio di proprietà, soltanto il centro sportivo di Milanello (che è il più grande d'Europa), ma il suo brand è quello del club più titolato al mondo. Questo deriva dalle vittorie sul campo, dai trionfi in oltre 110 anni di storia e soprattutto sui moltissimi trofei concentrati negli ultimi lustri sotto la gestione di Silvio Berlusconi. Dal 2007, ultimo anno di gloria con il triplete internazionale (non esiste, ma siccome non esiste nemmeno il tirplete italiano...) Champions, Supercoppa, Mondiale per club, sono arrivati "soltanto" uno scudetto e una Supercoppa italiana frutto di una campagna acquisti non figlia di fair-play e di crisi, ma di esigenze elettorali. Un anno dopo, la smobilitazione di tutti i pezzi più pregiati, quelli moderni e quelli da antiquariato, per riarredare la casa all'Ikea. Onore e merito a Massimiliano Allegri che la vera impresa l'ha fatta da allora, arrivando terzo, rispetto a quello stesso scudetto che era più difficile perdere che vincere e che comunque lui ha vinto e perso, dunque giungendo all'assoluzione di Arcore. Figlia a sua volta di conti tra staff da liquidare e staff da assumere, nella speranza che la colla di un altro anno di contratto da onorare, su un rapporto crepato come un muro torto, tenga insieme i cocci fino a maggio 2014.
Con queste premesse, il Milan deve mettere a bilancio anche le magre figure in Europa dal 2007 in poi. Stava finendo un ciclo, certamente non ne stava nascendo un altro. Al di là delle scoppole con il Barcellona, è soprattutto con squadre di piccolo cabotaggio che la squadra ha mostrato i propri limiti, non vincendo a San Siro una partita di Champions per più di 2 anni, facendo pochi punti in gironi tutt'altro che difficili, non dano più alcuna affidabilità di sapersi trasformare nelle notti dei grandi. Un riflesso pagato in parte anche con le migliori squadre del campionato italiano. C'è un solo modo per rimanere aggrappati al brand, alle statistiche, al fatturato, alle gufate al Boca Junior perché non vinca un trofeo in più: costruire una squadra competitiva. Per limiti di età se ne sono andati Nesta, Zambrotta, Gattuso, Seedorf, Inzaghi, ora tocca ad Ambrosini al quale la società rossonera in questo momento non ha nulla da offrire.
Sono sul piede di partenza Nocerino, smarrito nell'ultima stagione, lo svincolato Flamini e (ci auguriamo) Muntari. De Jong è convalescente. Resta solo Montolivo tra i centrocampisti del prossimo anno.
I primi nomi di mercato sono quelli di Poli e Matri. Ottimi elementi per rinforzare la rosa, non per rinforzare la squadra. Bisogna pensare più in grande e non è necessariamente vero che si debba spendere molto per comprare: bisognerebbe soprattutto cominciare a vendere bene.