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Allegri o Ibra: Cardinale chi sceglierà tra i due? Il gol a porta vuota di Marotta. Champions: il minimo

di Pietro Mazzara

Lo zucchero della vittoria di ieri contro il Genoa ha addolcito quella che è stata una settimana dove, probabilmente, solo i giocatori hanno pensato al bene del Milan. Un refrain, quello del “bene del Milan” che è andato a cozzare in maniera clamorosa con le rivelazioni pubbliche delle dinamiche interne alla società, tra la posizione di Igli Tare definita sempre più in bilico o prossima all’addio, la contestazione a Giorgio Furlani e la spaccatura insanabile tra Zlatan Ibrahimovic e Massimiliano Allegri. La domanda vera è una: Allegri come potrebbe continuare ad essere l’allenatore del Milan con una figura così ingombrante e ancora non avvezza al ruolo che gli compete come quella di Ibra? La risposta sembra logica e scontata, ovvero che tra i due – in ambito decisionale – la figura meno forte è proprio Allegri poiché Ibrahimovic è advisor di RedBird, con la quale è in affari. E qui torniamo al bene del Milan, con la palla che deve passare inevitabilmente a Gerry Cardinale.

Chi sceglierà: Allegri o Ibrahimovic?

Il patron rossonero è davanti a un bivio: sostenere l’allenatore con il quale ha parlato di come è andata la stagione e dei piani futuri oppure continuare ad assecondare Zlatan, che anche ieri era il grande assente al seguito della squadra? Come può, Cardinale, rimanere insensibile e indifferente all’auto sabotaggio che Ibra ha fatto chiamando alcuni m svelandogli la volontà di Allegri di non volerli in rosa per la prossima stagione? Questo si chiama “violazione del segreto aziendale” e ha comportato un danno non indifferente poiché il tutto è avvenuto dopo una riunione interna al club e a stagione in corso, con l’obiettivo Champions League che stava via via scappando, in un clima di costante e crescente insoddisfazione e contestazione. È tacito pensare che ne potrà rimanere solo uno: o Allegri o Ibrahimovic, con quest’ultimo che sta depauperando quell’aura che si era creato nel corso dei suoi due periodi da calciatore al Milan. È un puzzle complesso, che tocca anche la figura di Giorgio Furlani e di tutte le aree del club.

La differenza tra Elliott e RedBird

Tuttavia Cardinale dovrà anche cambiare approccio economico nei confronti del Milan. Il club rossonero, sotto la gestione RedBird, si è auto sostenuto come da suo regio mandato. Il flusso di cassa prodotto in questi quattro anni è frutto delle strategie operate dalla dirigenza, sia in ambito di calciomercato sia commerciale, poiché dalla cassaforte di RedBird non sono piovuti denari nel Milan. Da qui l’operato massiccio sul calciomercato, le oltre novanta operazioni fatte tra entrate e uscite che non hanno consentito alla squadra di poter costruire una sua ossatura che potesse durare nel tempo e gli errori fatti in fase di investimento sui cartellini, altro tema preponderante. Perché se è vero che la diversificazione dell’investimento è stata la base di determinate scelte, è altrettanto vero che oltre certe cifre, sarebbe servito l’ok di Cardinale visto che, come da documenti ufficiali emersi nel 2023, oltre i 30 milioni ci vuole l’ok del patron. Elliott, invece, quando entrò in possesso del Milan nel 2018, arrivò a iniettare oltre 500 milioni nel Milan, tra aumenti di capitale, risanamento bilanci e soldi per il mercato e la gestione ordinaria. Differenze sostanziali pur trattandosi di due fondi.

Il gol a porta vuota di Marotta

Nel prepartita di Inter-Verona, il presidente interista Giuseppe Marotta non si è fatto pregare nel rispondere alle dichiarazioni di Cardinale a Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera dove il proprietario del Milan faceva riferimento alal finale persa per 5-0 dall’Inter. Una finale che il Milan non gioca dal 2007 e per chissà quanti anni ancora non giocherà. Marotta ha sottolineato i trofei vinti dall’Inter a livello domestico e, ironicamente, ha augurato a Cardinale di poterlo eguagliare. Un gol a porta vuota che poteva e doveva esser evitato. Per rimediare, bisogna impostare un Milan vincente e privo di auto-sabotaggi e che non debba sudare e penare per entrare in Champions League, altrimenti loro continueranno a festeggiare mentre di qua si guarderà perdere terreno nell’albo d’oro e nelle generazioni di nuovi tifosi, che stanno tendendo più all’Inter che al Milan. E no, non basteranno i turisti a colmare questo vuoto…


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