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La seconda parte del mercato di gennaio, da Cissè a Mateta, è stata gestita in prima persona da Furlani

di Antonello Gioia

Luca Bianchin, giornalista, si è così espresso su La Gazzetta dello Sport sul futuro di Igli Tare, direttore sportivo del Milan: "Un anno fa, erano proprio questi giorni, il Milan e Igli Tare si sentivano al telefono. Fu il momento: dopo mesi turbolenti e un quasi-accordo con Fabio Paratici, Giorgio Furlani scelse lui come direttore sportivo. Un anno dopo, c'è un silenzio che fa un gran rumore. Non ci sono state comunicazioni ufficiali e nemmeno private - in fondo, ci sono due partite decisive da giocare - ma tutto fa pensare che Tare possa lasciare il Milan dopo un anno di lavoro. Gerry Cardinale, nell'intervista alla Gazzetta di due giorni fa, è stato chiaro nel giudizio sul mercato. Ma quante colpe ha Tare nei destini del Milan? Entrino pubblico ministero e avvocato difensore. 

Tare ha vissuto solo una di quelle tre stagioni ed è stato protagonista soprattutto in estate. Ha puntato subito su Modric come perno del nuovo corso e, fosse stato per lui, avrebbe aggiunto in fretta due centrocampisti: Granit Xhaka e Ardon Jashari. Il club lo ha appoggiato a metà su Xhaka, poi andato al Sunderland, e completamente su Jashari, arrivato dopo una trattativa estenuante. Gli altri? Athekame, preso per 10 milioni dallo Young Boys, è una scelta che nasce da Tare. In inverno, quando per il mercato del Milan il budget era ridottissimo, l'ex centravanti della Lazio ha puntato su Füllkrug, in prestito con diritto di riscatto dal West Ham. La seconda parte del mercato di gennaio, da Alphadjo Cissè al brivido finale Mateta, invece è stata gestita in prima persona da Furlani. Conclusione logica: i critici - e probabilmente anche Cardinale - attribuiscono a Tare responsabilità soprattutto per Jashari e Nkunku, arrivati per 34 e 37 milioni, deludenti nella prima stagione milanista della loro vita".


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