Un grande centravanti, Van Dijk e Romeu per l’Europa Baresi sia l’esempio per chi chiede garanzie sul futuro

di Luca Serafini
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Non era una profezia né una gufata, ma una semplicissima considerazione quella di venerdì scorso: invece di pensare al derby e semmai agli altri successivi scontri importanti con Roma e Atalanta, meglio concentrarsi su Pescara e Palermo perché la via per l’Europa passa prima per trappole nascoste. Purtroppo (anche e soprattutto dopo la sconfitta dell’Inter, che per una volta non è stata affatto una consolazione bensì un motivo di rabbia in più) i 2 punti lasciati in Abruzzo pesano uno sproposito, visto come la corsa vada fatta su Lazio e Atalanta fino a prova contraria e scavalcare l’unica antagonista in corsa era vitale. E’ andata come sappiamo, senza nerbo per di più, quindi non resta che fare il pieno in queste ultime 8 tappe raschiando sul fondo del barile delle motivazioni, dell’orgoglio, della volontà. I dubbi sono sostanzialmente 2: quanta voglia abbiano prestiti e precari di vario genere, di versare sangue per l’obiettivo e quanto interesse esista effettivamente – da parte di tutti – nel dover casomai affrontare i preliminari prima dell’eventuale lungo, interminabile cammino dell’Europa League.

Cominciamo da quest’ultimo punto. E’ impensabile che chiunque siano i proprietari futuri del club rossonero non abbiano a cuore il ritorno nelle coppe internazionali. Non esiste mettere sul tavolo alcuna argomentazione o dietrologia di sorta, che sia di carattere economico, fisico, prestigioso, opportuno. Il Milan le coppe deve tornare a farle perché è il Milan, e basta, quali che siano i profitti e soprattutto quali che siano i sacrifici di raduni anticipati, tournée annullate eccetera. Nessuno si permetta di pensarci e tantomeno fare certi calcoli zuppi di dietrologia pura. Quanto ai giocatori, sono così pochi quelli che meriterebbero un futuro “da” e “nel” Milan che non si possono concedere a loro volta alcuna divagazione su garanzie, certezze future e rassicurazioni sulle ambizioni della società o addirittura un posto assicurato. Chi in questo momento ha il bastone del comando, lo usi. Per parlare di mercato c’è tempo, per chi vuole andarsene la porta dev’essere sempre lasciata aperta. Questa maglia resta un onore e un privilegio, non un ripiego: Franco Baresi rifiutò la Juventus e scese in serie B con presidenze più sgangherate di qualsiasi altra. Sia l’esempio.        

Giusto per fare due chiacchiere: in queste settimane imperversano cognomi importanti “accostati al Milan” nonostante le permanenti incertezze di gestione. Alcuni di questi papabili sono interessanti e plausibili anche finanziariamente, altri decisamente vengono scaraventati lì per suscitare pruriti e vendere giornali o fare audience. Non finiremo mai di ripetere che non serve (solo) spendere molto per migliorare una squadra, una rosa. Specie questa. Sarebbe molto più utile acquistare giocatori di qualità, rendimento, costanza. In Premier da sempre il Southampton, per cui non nascondiamo un antico amore legato a una sit-com in età adolescenziale (“Un uomo in casa”), sforna talenti di casa propria o riciclati altrove sui quali basta semplicemente avere attenzione. Senza stare a ricordare Keegan e LeTissier, soltanto in questi ultime eccellenti stagioni basta fare i nomi di Lovren, Fonte, Clyne, Shaw, Wanyama, Lallana, Chamberlain, Mane oltre alle resurrezioni di Pellé e Gabbiadini. Oggi ai Saints prenderemmo a cifre ragionevoli il centrale olandese Van Dijk e il centrocampista (scuola Bercellona) Romeu, giocatori di esperienza e di buonissimo livello. Per il centravanti serve alzare il tiro, puntando su qualcuno capace di crearsi i suoi gol senza aspettare aiuti. Qualcuno tra quelli che si definiscono “capaci di fare reparto da soli”. Aguero, per intenderci sull’identikit. E perché no, per intenderci sulla preferenza. Giusto per fare due chiacchiere, come detto. E nulla di più.


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Martedì 26 Settembre
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