Siamo cinesi tra malinconia, rabbia e molte speranze. Benvenuto signor Li: i suoi tifosi ferocemente cordiali

di Luca Serafini
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Cari rossoneri, siamo cinesi infine. Soltanto guerre e terrorismo minacciano la globalizzazione senza confini che è attecchita sul pianeta, sia pure pagando dazi politici inevitabili come il Brexit o come Trump. Inutile versare lacrime sul Milan ai milanisti, agli italiani, ai milanesi, ai brianzoli. Significa vivere fuori dal mondo. Siamo cinesi già da anni, non ve ne foste accorti. Nessuna tristezza quindi, o almeno non questa. Un velo di malinconia sì, perché se ne vanno 3 decenni straordinari della nostra storia sportiva e della nostra passione, segnati personalmente dalla fortuna incommensurabile di aver potuto raccontare in prima fila l’Epopea del calcio più longeva e luminosa di sempre. Nessuna presidenza può vantare una ricchezza di trofei, di finali, Palloni d’oro, successi e qualche cocente sconfitta anch’essa così eclatante. Irripetibile è un aggettivo spendere soltanto per i 6 lustri del Milan di Silvio Berlusconi. Tutti e 6, poiché anche l’ultimo finirà comunque negli albi d’oro con uno scudetto e 2 Supercoppe portando i trofei a 29 in 31 anni.

Sono decine i ricordi. Decine. Quel 2-3 di Napoli e l’ultima giornata a Como nel 1988, scudetto subito e notte a San Siro con un assembramento spontaneo come quell’esodo biblico a Barcellona nel 1989, prima Coppa dei Campioni. E poi Tokio, Vienna, le Supercoppe europee a Barcellona e Bologna con la Samp, via via verso gli altri scudetti e gli altri trionfi, Atene, Manchester, Yokohama con cadute dolorose e ferite sanguinanti: Marsiglia, Monaco, di nuovo Vienna e Tokio, Istanbul. Volti e sorrisi di fuoriclasse della panchina e del campo, gente che ha legato il suo nome a questo club, a questi colori, a questo sport. Il libro si chiude. Dopo aver letto le ultime pagine pregne di sofferenza, perché segnati anche da un declino rovinoso. Non l’implacabile insofferenza causa inevitabili, continui confronti e paragoni tra passato e presente, ma la rabbia (e quanta!) per il modo in cui Berlusconi ha scelto di congedarsi, ballando sui tavoli mentre la nave affondava. Travolto dalla stanchezza, dal distacco, dall’amore che scemava incapace di farsene una ragione. Questa sarà la fetta da digerire e dimenticare, ora che il pasto luculliano è terminato e sembra per un giorno diventare più lieve. Quasi accettabile. Non siamo stati noi a criticarla ferocemente caro Presidente, in questa sua ultima vorticosa discesa, ma i fatti hanno cambiare la storia. Dall’addio ad Ancelotti e la cessione di Kakà fino alla scelta tra Tevez e Pato, dall’impennata con Ibrahimovic e Thiago Silva fino all’epurazione del 2012, è stato un ottovolante che ha centrifugato i ricordi.

Oggi inizia un altro libro. Misteriosamente avvolto nell’incertezza. Non conosciamo né autori né protagonisti. Abbiamo solo speranze di una rinascita che sappiamo essere lunga. Speriamo sia più Galliani che Fassone ad accompagnarli tutti, il Galliani dei primi 25 anni però, non quello che si è adeguato alla grottesca decadenza. Speriamo sia Montella a dettare le molte sostanziali necessità di questa squadra, non un altro: troppi allenatori cambiati dal 2013 in poi.

A Milano, viviamo da molto tempo al confine con via Paolo Sarpi, la Chinatown nostrana. Si sono integrati alla fine, non è stato un percorso né breve né facile, condito da drappi arancioni alle finestre dei residenti che protestavano e qualche pistolettata tra di loro, nemmeno citata in cronaca. Ce l’hanno fatta, comunque. Nella Chinatown milanese intorno a Paolo Sarpi si può passeggiare, fare shopping in economia e bere un caffè. Senza paura, senza più diffidenza. Sia pure annunciati da mesi da sussurri, notizie incontrollate, informazioni sommarie, un pedigree e un entusiasmo tutti da verificare, questi nuovi proprietari vanno attesi. Con pazienza. Ricostruire non è semplice, non bastano i soldi: servono idee, strategie, programmi, pianificazione. Serve capire e conoscere a fondo la realtà in cui ci si è immersi. Ecco perché sul traghetto Galliani più di Fassone e in panchina Montella più di ogni altro.

Saremo attenti e vigili, entusiasti senza essere accondiscendenti, critici senza essere prevenuti. Benvenuto signor Li Yonghong. Con feroce benevolenza.        


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