Ristorante cinese con annesso cabaret

di Luca Serafini
articolo letto 37374 volte
Foto

Qualche dubbio negli anni avrebbe anche dovuto venirci passegiando in via Paolo Sarpi, tra corso Sempione e piazza Baiamonti, vedendo tutti quei negozi cinesi pieni di merce, ma rigorosamente vuoti di clienti. Hanno un concetto di business diverso dal nostro, decisamente molto ma molto diverso. Il fatto è che quei negozi li hanno presi quasi tutti in contanti, in una zona di Milano dove gli affitti non sono propriamente popolari. Quindi non erano emigranti che cercavano lavoro. Quindi non era gente che avesse fiutato l'affare. Avevano semplicemente molti soldi da mettere da qualche parte, e li hanno messi infatti. Senza intermediari né pegni perlopiù.

In vero qualcuno di questi negozi funziona. In uno che ripara il vetro degli Iphone Ipad Smartphone e vende le cover degli Iphone Ipad Smartphone saremo stati venti volte, perché gli Iphone Ipad Smartphone cadono di continuo. E a Natale quello stesso negozio vende luminarie, addobbi, carte regalo, persino le statuine per il presepe. Piano piano (ma molto piano) hanno cominciato a lavorare anche quelli che vendono radio, tv, lampade, bicchieri piatti tazze e cucchiaini, batterie, pile, ciabatte, ombrelli, borse, bandiere, giocattoli, palloni, cianfrusaglie. Fino a quando non è arrivato il momento in cui, imprecando perché non riuscivamo a trovare una cosa, ci siamo sentiti puntualmente rispondere: "Hai provato dai cinesi?". Perché i cinesi hanno preso a vendere tutto di tutto. Chi ha un'attività commerciale ormai se ne serve a piene mani: si compra di tutto e a prezzi stracciati. Anche un bellissimo trolley molto grande che è durato due viaggi poi si è stracciato infatti, chissenefrega l'avevamo pagato 10 euro.

Insieme o poco prima dei coloni al dettaglio di via Paolo Sarpi, in città sbarcarono in ordine sparso i ristoratori cinesi. Si mangiava bene: involtini primavera, pollo con gli anacardi, ravioli al vapore. Poi però la cattiva pubblicità causata da un paio di gatti fritti serviti in centro e soprattutto lo sbarco dei cugini nipponici con l'arma letale del sushi, frenò l'espansione culinaria, ma non quella degli orologi hi-fi technology casalinghi sanitari accessori giocattoli inutilità varia eccetera. Solo i negozi di vestiti sono rigorosamente deserti o al più frequentati da altri cinesi che non si capisce siano clienti o facciano semplicemente compagnia a commessi e proprietari. Milano è la capitale della moda, chi si veste dai cinesi? Ma in Spagna, Inghilterra e Stati Uniti invece i cinesi fanno affari anche nel fashion a 5 euro.

Ed ecco la svolta nel 2015 con Mr. Bee, il precursore cinese dell'acquisto a rate in Occidente, tornato a casa a mani vuote. E però l'idea dev'essere comunque piaciuta perché nel frattempo siamo già al terzo tentativo in 2 anni di fare il colpo con le cambiali: una rata da 100 milioni oggi, una da 100 domani, una dopodomani no perché non ho moneta facciamo venerdì, poi mi becco tutto il Milan. Il Milan, capite? Il Milan. Non importa quando davvero fare il closing, c'è tempo a Pasqua Ferragosto Natale Carnevale o il primo Aprile. In Italia rinviano le leggi sull'eutanasia da 11 anni, a chi vuoi che gliene freghi se rinvii una rata a Fininvest per il Milan. Oggetto dell'acquisto infatti non è una polleria o un salumificio, non una palestra o una squadra di calcio di periferia, ma il club più titolato al mondo, che a questi cinesi non gliene frega niente se vincerà o no perché per rinforzare la squadra non hanno ancora speso un centesimo in 8 mesi, l'importante è che venga quotato in borsa. E non importa se sarà la borsa di Pechino, Hong Kong, Londra, New York, Milano, Kaiman, Bahamas. Quotata in borsa, e basta. Una borsa. Ne hanno talmente tante, in via Paolo Sarpi... E quante cacchio di cose volete sapere in anticipo, curiosi della malora? Non importa se non c'è lo stadio di proprietà, immobili di proprietà, aziende collegate come quella di catering che al Bayern Monaco fa incassare 100 milioni l'anno. Non importa. Non importa nemmeno che il Milan perda decine di milioni all'anno, né che ci sia lo straccio di un investitore cinese disposto a venire a San Siro prima del closing, anche se nel frattempo a rate hanno già mandato da questa parte del mondo 300 milioni. Non importa nemmeno che siano a fondo perduto, ne hanno talmente tanti che gli escono dalle orecchie, ma una parte devono averla persa per strada perché manca la differenza per siglare il closing.    

Un grande soggetto per un film, o una commedia teatrale, o una serata di cabaret. In un Paese civile, anche un grande fascicolo per la Procura.


Altre notizie
Utilizzo dei Cookie
Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

CHIUDI