Oggi assi, domani bidoni: attenzione a non perdere chi è bravo davvero

di Luca Serafini
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Fosse soltanto una questione di umori, gli sbalzi che si vivono dentro e intorno al Milan sarebbero allineati con la storia di questo club, dei suoi tifosi e della stampa che ne accompagna le gesta. Invece il problema è più profondo, nascendo in definitiva dal più brusco dei rovesci essendo passati in meno di un lustro dall'altare alla polvere.

C'era gente che storceva il naso per Gianni Rivera quando eravamo ragazzi: lento, fragile, presuntuoso. Gioann Brera fu Mario lo battezzo' "Abatino", erano posizioni e articolesse incomprensibili per chi come noi ha cominciato ad amare il calcio grazie a Rivera. Senza più smettere di amare né lui né questo sport. Negli anni, pro e contro all'interno del mondo rossoneri si divisero per altri fuoriclasse e campioni meno nobili (ma campioni comunque), arrivando a fischiare in periodi di difficoltà persino Virdis, Van Basten, Shevchenko. È dura indossare questa maglia.

La differenza era culturale prima che estetica: chi amava la classe pura e chi invece la fisicità. Poi c'era il confronto con i fuoriclasse degli altri, Mazzola e Cruyff per esempio. Ma anche Netzer, Overath, Keegan.

Oggi che il livello milanista è infinitamente più basso, non basta un dibattito di filosofia radicata o un periodo di appannamento per dividere le opinioni su questo o quel giocatore. Basta mezza partita, bastano trequarti d'ora. Basta un gol di stinco o uno di naso. L'idolatria e il disprezzo si mischiano e si succedono alla velocità della luce, perché i riferimenti sono minimali. E perché i riferimenti sono contaminati, inquinati da procuratori e dintorni.

Così Locatelli da nuovo Albertini sprofonda a limitato imberbe, Sosa si eleva da tappezzeria a luce diffusa, lo stesso Bacca da sosia di Inzaghi a reincarnazione di Blissett. Non c'è equilibrio, ma questa in effetti è una carenza che non riguarda soltanto il Milan. Si gioca ogni 3 giorni e a tutte le ore, fiorendo e alternandosi così equivoci - in un senso o nell'altro- come la valutazione recente di Pjanic, Miranda, Dzeko, Mertens.

Il rischio per il Milan è perdere di vista potenziali interessanti, germogli di campioni, riferendoci soprattutto a Locatelli, Calabria, ora spunta Cutrone. E, udite udite, persino su Donnarumma capita di leggere o ascoltare diffidenze corpose. Del resto, avendo un presidente che storce il naso per Montella, a Milanello la minaccia appare ancora più seria.

Avvicinandosi il closing, stanno per partire le giuste e meritate celebrazioni per la sua Epopea. Anche su questo argomento, nonostante si tratti senza discussione del più grande Presidente della storia del calcio, per trofei e non solo, occorrerà avere equilibrio e libertà di analisi, specie nell'attesa di capire finalmente a quali mani consegnerà la leggenda.


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