Montella l’uomo giusto per ripartire dal mercato e dalle coppe

di Luca Serafini
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Se è vero come è vero che il primo passo della nuova proprietà è stato sedersi al tavolo con Montella, è un buon segno per diversi motivi. Il primo è che non c’è stata riluttanza a dar credito a un uomo, un allenatore, scelto da Galliani e avallato da Berlusconi. Il secondo è che il lavoro del tecnico è stato (giustamente) apprezzato. Il terzo sta nella conclamata volontà di dar seguito alle molte cose buone realizzate sul campo in questa stagione. Infine, ascoltare (e poi casomai assecondare) le sue indicazioni costituisce una svolta epocale nella filosofia e nelle strategie adottate da questa società in questi ultimi 30 anni.

Non ci sarebbe stato nulla di male se i cinesi avessero voluto dare un colpo di spugna, inserendo uno staff completamente nuovo allenatore compreso. Un investimento cospicuo in un’azienda sottintende operare con uomini di propria fiducia, ma già nella scelta di Fassone si poteva scorgere la necessità di Li di affidarsi a qualcuno che del calcio italiano, o meglio, dei club di calcio italiani, ne sa più di lui e dei suoi partner per il momento. Certo allontanare Montella sarebbe stato un peccato: possiamo discutere quanto vogliamo su alcune sue scelte di formazioni iniziali e di cambi in corsa, ma questa squadra ha avuto sin dal primo momento della sua gestione tecnica un’identità propria, una fisionomia palpabile, una personalità crescente. Ha fatto punti, ha vinto la Supercoppa italiana, dopo la doppia sfida al Barcellona possiamo confermare quanto scritto in passato e cioè che il Milan è in assoluto la squadra che ha creato più problemi alla Juventus in questa stagione in 3 competizioni diverse e in tutte le partite giocate contro i bianconeri. Tutte in bilico fino alla fine. La valorizzazione di quei giocatori che potrebbero costituire la spina dorsale del futuro (Donnarumma, Calabria, Romagnoli, Locatelli, Suso, Deulofeu) e la bella spolverata di Abate, Paletta oltre alla conferma di Bonaventura, è una base solida su cui ragionare per ricostruire il gruppo. Logicamente proprietari e dirigenti insediati sceglieranno loro in ultima battuta, ma giova ripetere che affidarsi alla traccia di Vincenzo Montella è un segnale di umile responsabilità. Bisogna augurarsi di cuore che non si tratti soltanto di summit di facciata e che si dia seguito reale.

Le voci di mercato si inseguono in un vortice impazzito. Abituati come eravamo da almeno un lustro a risicare prestiti e parametri zero, il solo fatto che esista un’ipotesi di alzare il tiro ha ringalluzzito giornalisti di settore e operatori, scatenando la fantasia anche dei tifosi. E’ già bello parlarne, sebbene non ci si deve mai stancare di ripetere che non è solo una questione di soldi la scelta di giocatori di qualità, rendimento e personalità. Bisogna avere un ricco dossier di identikit e di nomi, muovendosi con quella discrezione e tempestività che per 25 anni avevano contraddistinto le operazioni di questo club, il quale a primavera di norma aveva già concluso l’allestimento della rosa per la stagione successiva. Salvo colpi dell’ultima ora. 

L’entusiasmo, l’enfasi che accompagnano la Juve in questa sua marcia in Champions, partite straordinarie come le doppie sfide tra Bayern e Real, Borussia e Monaco, ci hanno fatto salire anche una voglia oscena di coppe europee. Il sacrosanto pareggio nel derby di sabato e i pareggi di Lazio e Atalanta hanno tenuto i rossoneri in piena corsa per l’Europa League. Il calendario offre la possibilità di risalire su quel carro che da troppo tempo ci sfreccia sotto il naso e se ne va di corsa. Riacquisire competitività in Italia sembrerebbe più a buon mercato, ma il posto del Milan è nel mondo. Lo tenga sempre presente, signor Li.     


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Lunedì 29 Maggio
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