L'atroce dilemma dei tifosi rossoneri. Meno male che Mati c'è...

di Fabrizio Tomasello
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Come se non ne fossimo tutti pienamente consapevoli, ci si è messo pure Mino Raiola, con il suo consueto garbo, a ricordarci l’ottimo lavoro fin qui svolto dai cinesi di Sino-Europe Sports. Per fortuna che il Milan può contare ancora su una squadra di grandi uomini, oltre che buoni calciatori. Incuranti - almeno apparentemente - dell’ignobile farsa messa in piedi tra Arcore e Pechino, i ragazzi di Vincenzo Montella continuano ad inanellare risultati positivi. Non che alla vigilia il disastrato Genoa potesse rappresentare per i rossoneri un ostacolo insormontabile, ma vista la quantità e la qualità delle assenze, a cui si è aggiunto al primo minuto di gioco anche il premio oscar della sfiga Andrea Bertolacci, un legittimo timore era più che comprensibile. Invece grazie all’intuizione di mister Montella (bravo a tirare fuori dal cilindro il coniglio Mati Fernandez), al sinistro vellutato di Lapadula (che assist il suo), all’autorevolezza sempre crescente di Mattia De Sciglio (bisognerebbe far analizzare la fascia di capitano perchè anche Mattia, dopo Abate, sembra rigenerato da quando la indossa), alla verve di Deulofeu (galvanizzato dalla convocazione in nazionale) e ad una compattezza di squadra ormai inconfutabile, sono arrivati 3 punti preziosi in chiave Europa.
Ma come detto in apertura, impossibile non ravanare nel torbido della cessione dell’Ac Milan ai cinesi di SES. C’è chi ci sta scrivendo un libro, chi magari sta preparando un film, naturalmente comico, del genere surreale-fantascientifico, chi invece preferisce alzare un muro, non parlarne e non sentirne più parlare, come se evitando di affrontare l’argomento, questa storiaccia potesse evaporare d’incanto, come un brutto sogno al suono della sveglia. 
La verità è che il closing, questo raccapricciante mostro a due teste (da una parte quella di Silvio Berlusconi, dall’altra quella paffutella e apparentemente inoffensiva di Yonghong Li) è vivo, presente, ingombrante e ormai fa parte della nostra vita, alla stregua di un nuovo inquilino fastidioso e maleodorante che appesta la nostra giornata con i suoi disgustosi miasmi.
Una sorta di poltergeist con cui dovremo convivere in attesa che i cinesi riescano a completare la loro ridicola colletta per acquistare il Milan, oppure Silvio Berlusconi - ed è questa ad oggi l’ipotesi decisamente più probabile - decida di dire basta, tenersi il malloppo raggranellato finora (stiamo parlando comunque di 200 milioni) e chiudere definitivamente una delle parentesi più incresciose dell’ultracentenaria storia dell’Ac Milan. 
Un teatrino vergognoso, una patetica telenovela, una stucchevole pagliacciata, una squallida vicenda che ormai non si sa più come definire e della quale qualcuno prima o poi dovrà rispondere ai milioni di tifosi rossoneri umiliati e sbeffeggiati da due anni a questa parte. 
La cosa assurda è che, alla luce degli ultimi sconcertanti eventi riportati dalla Cina, sembrano essere cambiate completamente le prospettive dell’appassionato milanista. Se fino a qualche settimana fa l’opzione Sino-Europe Sports era vista come l’unica concreta possibilità di liberarsi dal giogo berlusconiano, divincolarsi dalla manifesta incapacità della vecchia dirigenza del Milan di adeguare le proprie modalità operative al calcio del nuovo millennio, oggi il timore di cadere dalla padella alla brace ha messo un freno ai voli pindarici del popolo rossonero.
Nessuno avrebbe mai pensato, all’inizio di questa scombinata operazione di vendita societaria, di arrivare a rimpiangere l’arte dell’improvvisazione di Barbara Berlusconi, l’evidente vecchiaia professionale di un dirigente esperto - ma ormai inadeguato - come Adriano Galliani, l’invadenza spesso molesta nell’area tecnica di Silvio Berlusconi. 
Eppure al cospetto delle nefandezze commesse da Yonghong Li e dei suoi accoliti è di questo che oggi ci ritroviamo a parlare, con quel dubbio amletico che oggi turba i pensieri dei tifosi rossoneri: cosa sperare per il futuro del Milan? Silvio Berlusconi oppure Yonghong Li? Italia oppure Cina? Certezza nostrana di una lenta ma inesorabile agonia oppure speranza - molto remota - di un ritorno ai fasti di un tempo con il rischio concreto di una morte rapida e dolorosissima? Ecco il vero atroce dilemma del tifoso rossonero: non sapere più cosa augurarsi. 

 


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