Grazie Juve e grazie arbitri, i 4 motivi dell'indignazione rossonera e la nascita di una leggenda

di Fabrizio Tomasello
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Intanto grazie. Grazie alla Juventus e alla meraviglioso trattamento riservato al Milan nel suo elegante Stadium. Grazie all’arbitro Massa e all’assistente Doveri. Grazie agli sceneggiatori che hanno scritto quel finale thrilling di cui ancora stiamo discutendo. Grazie perchè sono le partite come quella di venerdì sera che hanno la taumaturgica e miracolosa virtù di ricompattare la tifoseria danneggiata. Erano mesi che il popolo rossonero, graffiato e ferito da vicende societarie da bollino rosso, battagliava a colpi di tweet e post su cinesi si e cinesi no, Berlusconi si e Berlusconi no, io ci credo e io no, dando vita ad uno scontro fratricida che all’esterno sembrava oggettivamente insensato.
Venerdì notte qualcosa è cambiato. Dai social network si sono alzate le mille voci dei milanisti indignati per quanto accaduto allo Stadium, ma in fretta si sono trasformate in un unico grido rabbioso. Quello che inconsapevolmente gli infausti protagonisti di venerdì sera sono riusciti a fare è sbrinare l’orgoglio rossonero, ormai pressoché congelato dalle nauseanti e stucchevoli faccende legate al closing, e restituire ai fans del diavolo la fierezza e la dignità di indossare quella maglia. Ecco perchè, per quanto paradossale possa sembrare, oggi possiamo perfino permetterci di ringraziarli tutti: la Juventus, l’inespugnabile Stadium e la classe arbitrale tutta, dalla strana coppia Massa-Doveri al designatore Messina che ce l’ha mandati. Il Milan è tornato e tutti, dai calciatori all’ultimo dei tifosi, sono di nuovo uniti e compatti, pronti a difendere fino alla fine quei colori.
Visto che ci siamo, però, tanto vale analizzare un po più a fondo cosa ci ha raccontato la partita di venerdì sera. Intanto ha confermato che quel gigantone con la maglia tutta d’oro e il n. 99 sulle spalle non è solo un grandissimo portiere. Donnarumma è qualcosa di più di un fuoriclasse: ha mandato in analisi un killer inesorabile come Gonzalo Higuain, portato all’esasperazione dopo i ripetuti miracoli di Gigione nostro. Ha sventato, dall’alto dei suoi 18 anni appena compiuti, un numero impressionante di palle destinate in fondo al sacco, con la semplicità e la naturalezza di chi sa di possedere il sacro fuoco della leggenda.
E poi ci ha spiegato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che questo «è un Milan che non crolla mai», come ha ribadito con orgoglio Vincenzo Montella al termine del match con la Juve. Malgrado tutte le assenze (dal peso specifico ben diverso rispetto a quelle dei bianconeri, vista la profondità delle due rose), la squadra rossonera ha tenuto botta, incassando colpi su colpi come il primo Rocky contro Apollo Creed, senza mai cedere di un millimetro. 
Alla fine il pareggio ci stava tutto, se non fosse avvenuto il fattaccio. Quel rigore concesso al minuto 94’21’’ che ha scatenato l’ira funesta dei tifosi del Milan. C’è addirittura chi lo ha paragonato al lacerante gol non convalidato a Muntari che di fatto assegnò il primo scudetto della serie alla squadra bianconera. Vale la pena però spiegare perchè, a termini di regolamento, il club di via Aldo Rossi - e tutta la sua sdegnata tifoseria - ha ragione di lamentarsi.
1) Il recupero. Allo scoccare del novantesimo, l’arbitro Massa concede 4 minuti di recupero, mentre il presunto fallo di mano di De Sciglio avviene a tempo abbondantemente scaduto. Da sponda juventina si difendono ricordando l’espulsione comminata dal direttore di gara al milanista Sosa (doppio giallo ineccepibile) a recupero già in corso e la conseguente necessità di concedere ulteriori 30 secondi. Ebbene, non esiste alcuna regola scritta che preveda il prolungamento matematico dell’extra-time in caso di ulteriori cartellini. Tutto dipende dalla discrezionalità dell’arbitro che, in caso di eccessive proteste e conseguente perdite di tempo, può allungare il recupero. Nulla di quanto è successo allo Juventus Stadium, visto che Sosa commette il fallo incriminato a pochi metri dalla linea del fallo laterale ed esce in tempi rapidissimi, malgrado il tentativo di Khedira di portarlo fuori di peso.
2) La volontarietà. In area di rigore l’unica discriminante decisiva è la volontarietà. Pare evidente che nel disperato tentativo di De Sciglio di coprire la fascia ed impedire il cross allo juventino Lichtsteiner non ci sia alcuna volontarietà e che il fallo di mano sia frutto esclusivamente della scomposta rincorsa del terzino rossonero. 
3) Il movimento. Altra discriminante decisiva è collegata al movimento in casi di fallo di mano in area. Se è evidente un movimento del braccio verso la palla, teso ad intercettare la stessa, è opportuno fischiare il rigore; diverso il discorso nel caso sia la palla a scivolare verso il braccio del calciatore, esattamente quanto accaduto durante Juventus-Milan.
4) La distanza. È fondamentale in casi come quello verificatosi allo Stadium la verifica della distanza, definita di gioco, tra il calciatore che fa partire il pallone e quello che lo intercetta. Perchè il fallo di mano sia netto, punibile e inequivocabile occorre che non sia inferiore ai 2 metri. Quella tra Lichtsteiner e Mattia De Sciglio era di circa 180 cm.
A questo punto, che ognuno tragga le conclusioni che ritiene più opportune.
 


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