Giù le mani dal Milan

di Fabrizio Tomasello
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Inizio questo editoriale da dove avevo concluso quello della scorsa settimana, cioè parlando di mercato, però con una sostanziale variazione sul tema. Se sette giorni fa avevo dichiarato “siamoappostocosì”, inebriato dai tre punti conquistati contro il Crotone e forse fuorviato dalla grinta messa in campo dai ragazzi di Gattuso, oggi, parzialmente rinsavito dallo shock di essermi espresso come Adriano Galliani, provo a correggere il tiro. 
Attenzione, non c'è alcuna intenzione di rinnegare il mercato estivo che continuo a reputare funzionale a quello che doveva essere - e purtroppo non è ancora stato - il processo di crescita della squadra rossonera, ma il recente avvicendamento alla guida tecnica e i conseguenti cambiamenti tattici inducono a qualche piccola riflessione anche in sede di mercato.

Esigenza numero uno: una mezz’ala di corsa, polmoni, ma anche visione di gioco e abilità nell’inserimento. Un calciatore buono per sostituire il sempre presente Kessiè, ma anche coprire l’altra metà del centrocampo per dare un turno di riposo a Bonaventura. Non mi avventuro nella ricerca dei nomi più adatti per il Milan, compito che lascio a chi di mestiere scova le notizie di mercato, mi limito però ad una riflessione: lasciando volutamente da parte i due ragazzini del vivaio Gabbia e Zanellato, utilizzati con il contagocce e solo in partite di Europa League senza significato, oltre a Josè Mauri in partenza, la linea mediana del Milan può contare su tre registi di ruolo (Montolivo, Biglia e Locatelli) e due sole mezze ali (i due ex atalantini succitati). E basta. Decisamente troppo poco per poter affrontare una stagione intera così estenuante come quella rossonera, arricchita da incontri di campionato, di Europa League e di Coppa Italia.

Esigenza numero due: un attaccante esterno. Per motivare questa seconda urgenza che trovo ineccepibile, torno indietro di qualche settimana quando qualche collega illuminato ebbe a chiedere a Vincenco Montella il perchè dell’abbandono del 4-3-3 a stagione in corso per passare ad un 3-5-2 di cui non si riusciva a capire la necessità. L’allora tecnico rossonero giustificò la scelta con la mancanza in rosa di attaccanti esterni idonei a ricoprire quel ruolo che, con la cessione di Niang, era rimasto scoperto. Ora, va bene che in rosa c’è sempre Borini, jolly buono per tutte le stagioni, e finalmente si può contare anche su un Calhanoglu recuperato dopo un inizio stagione in chiaroscuro, ma l’esigenza di poter contare su un'altra punta agile e veloce, in grado di poter fare da contrappunto al lavoro svolto dallo spagnolo sull’altra fascia, appare innegabile.

Chiarito definitivamente il mio punto di vista sulla questione mercato, mi concedo un ricco “dulcis in fundo” dedicato a Silvio Berlusconi. In settimana, per l’ennesima volta, abbiamo dovuto sorbirci il consueto sproloquio dell’ex premier, a ribadire un concetto talmente tanto usurato che ormai è diventato noioso, quello delle due punte più il trequartista. Ok, siamo in campagna elettorale quindi dovremmo essere tutti preparati, invece Berlusconi riesce sempre a sorprendere, a lasciare disorientati i tifosi milanisti. 
Naturalmente è arrivata pure la stucchevole manfrina sulla necessità di cedere il Milan a causa di spese insostenibili, sui petroldollari e sull’impossibilità per un club a gestione italiana di competere con i top club europei. Peccato che ancora una volta nessuno gli abbia chiesto “come mai allora la Juventus, che è guidata da una famiglia italianissima, vince da 6 anni lo scudetto e negli ultimi 3 anni è arrivata due volte in finale di Champions League, mantenendo peraltro il bilancio in ordine e gestendo la società a livello manageriale in maniera inappuntabile?”.
Una domanda di fronte alla quale Berlusconi sarebbe finalmente costretto ad ammettere le sue colpe e quelle di chi che gli era accanto - in primis il fidato braccio destro Galliani - nella gestione scellerata dell’ultimo quinquennio che ha fatto precipitare il Milan ad un passo dal baratro. 

E non è mica finita qui, perchè anche oggi si è trovato il modo di scaraventare sul Milan la quotidiana razione di fango, veleno, immondizia varia, con la storia dell’ipotesi riciclaggio nella vicenda della cessione del club. Un’inchiesta sbandierata da alcuni quotidiani (La Stampa e il Secolo XIX), smentita dalla procura di Milano, poi di nuovo confermata dalla Stampa, alfine smentita con sdegno da Marina Berlusconi.
In ogni caso una storiaccia nauseante - probabilmente legata a doppio filo alle imminenti elezioni e alla posizione dell’ex proprietario del Milan Silvio Berlusconi - che di certo i tifosi rossoneri non meritano. Fino a quando saremo costretti a sopportare tutto questo?


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