Donnarumma-Suso specchi del mercato e del futuro

di Luca Serafini
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Sappiamo bene come, da chi e da dove attingono le loro voci di mercato i giornalisti che se ne occupano. Non sappiamo affatto invece come, da chi e da dove attingano le loro voci di mercato quando si tratta di Milan. Tecnicamente, è ancora e sempre Adriano Galliani a occuparsene per conto della proprietà Berlusconi, e allora ci sta che – come si dice – per Musacchio verranno sborsati 18 milioni, anche se la valutazione pare decisamente eccessiva e la valutazione tecnica assai discordante. Un po’ diverse sono le cose se invece parliamo dei rinnovi di Donnarumma e Suso. In settimana ci siamo espressi con triste realismo sul portierone: i tifosi amano le bandiere, ne stanno sognando una di 18 anni e per i prossimi 20 ora che ce l’hanno in casa, ma è possibile che un’offerta indecente possa invece portarlo lontano. Insieme con le sue aspirazioni che purtroppo il Milan in questo momento non può garantire in nessun caso. Suso invece ha sì mercato, ma certamente non così ricco e allettante come quello di Donnarumma. Un bravo portiere si può trovare a un buon prezzo sul mercato, ma un giovane giocatore di campo di talento no. E Suso è uno dei 3, massimo 4 che in questo momento sono in dotazione alla causa rossonera. Per assurdo quindi, e sottolineiamo per assurdo, sarebbe meglio trattenere almeno lui se proprio non fosse possibile blindare il portiere.

Il problema è appunto chi blinda chi. E come. Berlusconi? I giapponesi fantasma? E su quali basi? Posto che Forbes colloca Berlusconi ancora tra i presidenti più ricchi del mondo e gli attribuisce tra i 6 e i 7 miliardi di patrimonio (dunque perché tanto traffico e disturbo per far “rientrare” poche centinaia di milioni dall’estero?, nel caso). Posto che le caparre fin qui versate vanno a Fininvest e non al Milan AC. Posto che non ci sono alternative serie a uno o all’altro. Ciò premesso, come può all’improvviso un presidente stanco, disincantato e con pochissima voglia di spendere, fare di nuovo sforzi ingenti per trattenere i suoi pochi campioni e casomai comprarne altri? E come può un gruppo che sta comprando a rate – a singhiozzo – il club, garantire di avere poi quei 100 milioni all’anno che si pretenderebbero per rinforzare la squadra? Ci sarebbe molto mercato in uscita per raggranellare il “tesoretto” da spendere per il mercato in entrata, ma in questo senso nelle ultime stagioni la dirigenza non ha particolarmente brillato. Arrivano dichiarazioni d’amore un po’ dovunque, grazie al cielo, per la maglia: Ibrahimovic, Bacca, Donnarumma. Suso, Deulofeu, Mati. Non si capisce chi oggi sia in grado di ricambiare tanto affetto se non i tifosi.

Nel frattempo tra mille incognite e inquietudini la squadra è a 2 punti dall’Inter e in piena corsa per l’Europa League. Una specie di capolavoro di Montella che è stato capace di infondere convinzione e autostima, riciclare comprimari che apparivano perduti, dare un’organizzazione e una mentalità a un gruppo tecnicamente troppo limitato per produrre bel gioco, ma ben determinato a vendere sempre cara la pelle. Commette errori come qualsiasi allenatore, o quanto meno effettua scelte che possono anche essere discutibili, nelle formazioni iniziali o nei cambi in corsa. Ma per favore nessuno metta in discussione o rimandi a giugno la conferma dell’unica certezza reale di cui il Milan dispone. Nessuno, dal presidente al cinese più ricco del mondo fino all’ultimo dei Maiorino.


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