Derby ricco, una goduria infinita e 5 preziose indicazioni per il nuovo Milan

di Fabrizio Tomasello
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Del primo derby di Milano in salsa agrodolce, a parte l’insolito - e poco gradito - orario del calcio d'inizio, si parlerà a lungo, con quell'epilogo al cardiopalma che resterà per sempre nei cuori dei tifosi rossoneri. Merito del tocco beffardo di Cristian Zapata che al minuto 97 spinge il pallone oltre la linea bianca della porta di Handanovic, mentre l’arbitro Orsato indica l’orologio e comunica agli sconcertati calciatori dell’Inter che c’è poco da lamentarsi: chi di gol nel recupero ferisce, di gol nel recupero perisce. E questo e quanto. 
La rete del 2-2 siglata dal difensore colombiano del Milan, quando tutto sembrava definitivamente compromesso, non fa altro che rimettere le cose a posto e pareggiare in conti di una partita che i rossoneri di Montella non avrebbero meritato di perdere. Pesano sul bilancio del match i tanti gol sbagliati da Deulofeu e compagni nella prima frazione del match e un paio di leggerezze di troppo della difesa rossonera colta in fallo dalle rapide ed incisive ripartenze dell’Inter. Alla fine però è il popolo milanista a gioire, doppiamente felice al pensiero di lasciare dietro i rivali cittadini in classifica e nella corsa all’Europa.
Al di là del risultato del campo, questo primo derby cinese tra Inter e Milan ha offerto alla nuova dirigenza rossonera una serie di indicazioni importantissime. Elementi da elaborare,  analizzare con attenzione e poi tramutare in strategia operativa in vista della prossima stagione.
- Il primo punto riguarda le certezze da cui ripartire, le tre colonne portanti del Milan attuale, imprescindibili anche per il futuro. Parliamo di Gianluigi Donnarumma, anima e cuore di questa squadra e idolo incontrastato del popolo rossonero; di Alessio Romagnoli, perno insostituibile della difesa di Montella; e per concludere di Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre, meglio noto come Suso, capace sempre di accendere le luci a San Siro e diventare protagonista (suo l’assist per il bellissimo gol del 2-1 in acrobazia di Romagnoli) anche in una giornata non brillantissima per lui come quella del derby. Se davvero l’obiettivo primario della nuova proprietà è quello di restituire il Milan al grande calcio, è impensabile non ripartire da questi tre fenomeni.
- Al secondo punto c’è da aggiungere un nome che per qualità ed importanza meriterebbe di fare poker con le tre colonne di cui sopra, ma per una mera questione contrattuale collochiamo in un altro contesto. Ci riferiamo al Gerard Deulofeu, finalmente un 7 all’altezza della gloriosa maglia rossonera dai tempi di Andriy Shevchenko. L’attaccante spagnolo oggi come oggi deve rappresentare il primo vero obiettivo di mercato per Fassone e Mirabelli. Riscattarlo dal Barcellona (che sicuramente lo riprenderà dall’Everton) è la prima missione per la nuova dirigenza del Milan. Con la speranza che il grande amico Braida - ieri spettatore interessato a San Siro - accetti di venire a patti con il suo vecchio club. 
- Terzo punto: cercasi bomber disperatamente. Se è vero che la nuova proprietà si dice pronta a mettere a disposizione di Montella una cifra importante per il mercato, urge immediatamente l’acquisto di un centravanti vero, forte, cattivo, spietato, inesorabile, qualcuno su cui poter fare affidamento sempre. Praticamente una figura antitetica rispetto a Carlos Bacca. Anche nel derby abbiamo potuto ammirare il consueto repertorio del colombiano: mai capace di superare un avversario in dribbling, sempre abilmente nascosto dietro i difensori dell’Inter, una presenza impalpabile, a tratti perfino indolente e irritante, per tutta la durata del match.  
- Sempre per quanto riguarda la voce “consigli per gli acquisti”, Fassone e Mirabelli prendano seriamente in considerazione l’idea di un completo restyling del centrocampo rossonero. Dei 6-7 calciatori in rosa, non ce n’è uno che oggi possa ambire ad un ruolo di titolare inamovibile in una squadra con ambizioni di primato (escluso Locatelli che però merita di crescere con calma). A questo Milan manca qualità in mezzo al campo, c’è poco da stare a discutere. 
- Dulcis in fundo, una considerazione su Mattia De Sciglio. Il suo derby era iniziato bene con un doppio recupero da applausi su Joao Mario al 14’. Poi l’amnesia sul gol del vantaggio di Candreva e da lì il buio più profondo. Vista la precarietà contrattuale del terzino azzurro è probabile che la fascia di capitano pesi troppo, ma l’insofferenza dei tifosi manifestata ad ogni suo errore di certo non aiuta. Sul futuro di De Sciglio la nuova dirigenza rossonera è chiamata ad una importante e attenta riflessione: cederlo al miglior offerente (a quel punto però si dovrà cercare sul mercato un’alternativa all’altezza) oppure blindarlo con un rinnovo importante e metterlo al centro del progetto. Qualunque cosa, purché si faccia in fretta.
Un pensierino finale al presidente Berlusconi. Chissà cosa starà passando per la testa dell'ex presidente rossonero (nella sua, non quella dei figli che magari si staranno già fregando le mani al pensiero di essersi liberati da un fardello così ingombrante) nel momento così delicato dell’addio al Milan: amarezza, dispiacere, solitudine, senso di abbandono, un turbinio di sentimenti fin troppo comprensibile. Ciò che resta, dopo un ventennio assolutamente leggendario, è la percezione di quello che sarebbe potuto ancora essere e invece non è stato. Al presidente più vincente della storia del calcio un infinito grazie.
 


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