Coperti di ridicolo, ma tranquilli: "Non c'è niente di preoccupante"

di Fabrizio Tomasello
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Meno male che c’è Montella con i suoi ragazzini terribili. Meno male che c’è una squadra che, a dispetto dello squallido teatrino legato al closing, continua a marciare verso un traguardo europeo reso tortuoso ed impervio dalle umilianti traversie societarie. Meno male perchè è solo grazie al gran lavoro svolto dalla squadra e agli impensabili risultati fin qui ottenuti (dopo la vittoria contro il Chievo sono 50 punti i punti conquistati, 13 su 15 nelle ultime 5 partite) che oggi il tifoso rossonero può sfoggiare ancora una parvenza di sorriso. A dispetto delle urticanti dichiarazioni di Silvio Berlusconi («non c’è nulla di preoccupante, i cinesi hanno solo chiesto un’ulteriore proroga») che tralascia colpevolmente il conto di quante ne siano già state concesse. 
Quello che si sta facendo e disfacendo tra Arcore e via Paleocapa, dal presidente più vincente della storia del calcio (come lui stesso pomposamente ama definirsi) ai danni della sua creatura (altra affermazione doc del numero uno rossonero) è imbarazzante. Scoprire giorno dopo giorno con quanta pervicacia si stia portando avanti il tentativo di coprire di ridicolo tutto l’Ac Milan agli occhi del mondo è semplicemente sbalorditivo.
Viene da sorridere - amaro - al pensiero di tutte le rassicurazioni offerte nei mesi scorsi dallo stesso Berlusconi e dai vertici Fininvest: quella della verifica sulla solidità finanziaria degli acquirenti, oppure quella del “non voglio guadagnare dalla cessione del club, mi interessa solo che finisca in buone mani”. Peccato però che poi ogni potenziale acquirente veniva spaventato da richieste insensate e da una supervalutazione incomprensibile per una società fuori dall’Europa da ormai tre anni.
Era il febbraio 2015 quando iniziava a materializzarsi il profilo tutto chiacchiere e selfie di Bee Taechaubol. Da allora sono passati venticinque mesi, tre cordate, due caparre e l’angosciante certezza di non essere - purtroppo - su Scherzi a parte.
Sarebbe il caso di alzare la voce per chiedere risposte, come ogni tifoso milanista nel proprio piccolo sta provando a fare. Sarebbe il caso di reclamare trasparenza, chiarezza, nitore. Sarebbe il caso di pretendere che qualcuno (Silvio Berlusconi, i manager Fininvest, gli advisor, gli studi notarili, il sempre più oscuro Yonghong Li, l’ufficio stampa di SES, chiunque di loro) venisse fuori a spiegare a tutto il mondo del calcio - non solo ai tifosi del Milan - che razza di operazione squinternata si sta cercando di portare avanti. Sarebbe il caso di ricordare a Silvio Berlusconi e a tutti suoi collaboratori (figli, consiglieri, manager, avvocati, annessi e connessi), che l’Ac Milan non è un abito lussuoso da dover vendere a tutti i costi perchè ormai immettibile a causa di una pinguedine incipiente, nè tantomeno un’auto d’epoca divenuta troppo costosa da mantenere. Il Milan, oltre ad essere un cardine fondamentale della storia del calcio mondiale (anche per merito di Berlusconi, ci mancherebbe altro), è un pezzo di cuore per 6 milioni di tifosi rossoneri in Italia, oltre a tutti quelli sparsi per il mondo. E non merita di essere venduto al primo sconosciuto uomo d'affari che si presenta ad Arcore con una valigia piena di chiacchiere e quattro cambiali in mano. 
Ecco, cosa sarebbe il caso fare. Ma io sinceramente sono stufo. Stufo di essere preso in giro. Stufo di dover riportare dichiarazioni ufficiali che poi puntualmente vengono smentite dai fatti dopo poco. Come tutti gli innamorati di Milan sono stanco e arrabbiato, ancora incredulo di fronte allo sconcertante sviluppo degli eventi. A tutt’oggi, domenica 5 marzo, dopo due anni di pagliacciate ancora non è ben chiaro cosa succederà. Di tutto questo sconveniente e ridicolo andazzo qualcuno dovrà pur rispondere. Ogni riferimento a Silvio Berlusconi è puramente voluto.
 


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