Cessione Milan: ecco tutti gli scenari possibili delle prossime settimane. Vecchia o nuova proprietà: l'elenco delle priorità per rendere competitiva la squadra

di Pietro Mazzara
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“Noi vogliamo chiarezza”. Con questo messaggio, la Curva Sud e l’Associazione Italiana Milan Club, hanno chiesto in maniera congiunta e unitaria chiarezza su quello che sta succedendo in merito alla cessione del Milan. Una situazione diventata stucchevole e che ha oltrepassato il paradosso per la nebulosità di comunicazioni che Fininvest e Sino-Europe Sports hanno fornito (o non fornito) in merito alla vicenda. Quel che è certo è che Yonghong Li si è trovato da solo, abbandonato dai suoi soci originari a seguito del giro di vite imposto dal governo di Pechino alle società che volevano investire all’estero. Non lo dico io, ma uno studio del Wall Street Journal, che fa eco a quanto detto qualche giorno fa dal presidente della banca statale cinese. Insomma, da Huarong ad Haixia, tutti si sono dovuti sfilare – al momento – dall’affare Milan, perché Pechino ha messo sotto stretto controllo l’esportazione di capitali e, implicitamente, ha fatto capire a queste società che non sarebbero stati tollerati movimenti di fondi off-shore che le medesime possono vantare all’estero. Insomma, se il closing si farà, si farà ufficialmente con i soldi di Yonghong Li. Ma il broker cinese, il cui patrimonio personale è stimato in 800 milioni di euro, per portare a termine l’operazione non vorrebbe pagare una terza tranche da 100 milioni senza aver raccolto i 320 milioni che mancano per concludere l’affare. Ci dicono che mercoledì può essere una giornata chiave, ma di date ne abbiamo date – grazie ai diretti interessati – tante. Forse troppe. E anche noi, operatori dell’informazione rossonera, abbiamo il diritto di sapere come stanno le cose.

Ma cosa può succedere davvero? Tre le ipotesi. La prima è quella che i soldi arrivino e che la trattativa vada avanti fino al closing. Il secondo scenario sarebbe quello della rottura tra le parti a seguito dell’inadempienza di SES, che verrebbe accusata di non aver adempiuto all’accordo, anche se quest’ultimo – tecnicamente – è scaduto da oltre due settimane. Il terzo scenario è legato al secondo, ovvero la possibilità che ci siano altre cordate – da Galatioto&Gancikoff fino a Bee Taechaubol – pronti a rientrare in gioco, rispettivamente con i fuoriusciti dalla prima cordata e con un gruppo d’investitori che era già stato palesato a Fininvest quasi un anno fa. Insomma, tutta la vicenda è ancora lontana dalla conclusione e potrebbe diventare ancora più intricata qualora, in caso di rottura, SES facesse una causa legale, il che bloccherebbe la vendita del Milan. Galliani, nel post Milan-Genoa, ha fatto capire che in caso di mancato closing il 7 aprile (ma potrebbe essere il 31 marzo la data decisiva), il Milan rimarrebbe nelle mani di Berlusconi e qui devono arrivare le decisioni.

Se la trattativa con SES dovesse fallire, è obbligo morale da parte del presidente quello di mettere a disposizione i soldi per i rinnovi dei seguenti tesserati: Donnarumma Gianluigi, Montella Vincenzo, Suso Jesus Fernandez Saez, Romagnoli Alessio e De Sciglio Mattia , Oltre a loro, poi, Berlusconi – forte dei soldi incassati – dovrà tirar fuori i soldi per la conferma di Gerard Deulofeu e permettere a Galliani di poter prendere almeno 2-3 giocatori che possano rendere più competitiva questa rosa che, fino ad oggi, ha fatto qualcosa di meraviglioso agli ordini di un allenatore che sta dimostrando di essere un grande tecnico. Ma anche in caso di cessione, l'elenco delle priorità della nuova proprietà dovrà essere quello sopra indicato, perché rischiare di perdere Montella e quei giocatori sarebbe un delitto.


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