ESCLUSIVA MN - Festa: "Closing, la terza caparra attesa tra domani e giovedi. 350 mln nei prossimi 3 anni? Non ci credo molto"

di Thomas Rolfi
Fonte: intervista di Thomas Rolfi
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La redazione di MilanNews.it ha contattato Carlo Festa, esperto di economia e finanza de 'Il Sole 24 Ore' per provare a rispondere ai numerosi interrogativi che suscita questa trattativa tra SES e Fininvest, alla luce dell'ennesima data disattesa per l'arrivo della terza caparra da 100 milioni di euro.

Quali sono le ultime su questa telenovela chiamata closing e che riguarda il futuro del Milan?
"I 100 milioni della terza caparra, che tra l'altro dovrebbero arrivare in Italia tra domani e giovedì, si trovano fermi alle Isole Vergini. La provenienza è anonima, si sa solo che vengono finanziati da una banca cinese meno nota di Huarong con sede a Hong Kong che, tramite una sua controllata off shore finanzia l'operazione. I soldi sono di provenienza asiatica, quindi il governo cinese non può intervenire per bloccarli. Chi dia poi le garanzie, se sia Yonghong Li o qualcun altro non è dato sapere".

Posto che il governo cinese non possa bloccare questo trasferimento di denaro le chiedo: perchè allora questi soldi si trovano ancora bloccati alle Isole Vergini?
"Formalmente perchè, da quello che dicono varie fonti, questa banca che presta i soldi aspettava delle garanzie da chi veniva finanziato e ci siano stati problemi burocratici in questa documentazione rischiesta dalla banca finanziatrice. Ci può stare. Se poi ci sia altro dietro non si può sapere, ormai questa storia sembra un giallo, è una vicenda intricata. I soldi però ci sono".

Qualora dovesse saltare clamorosamente questa cessione del Milan a SES si parla già di altre cordate pronte a subentrare. Le risulta?
"Per me non è possibile che siano già pronte altre cordate, la vedo dura. A meno che siano persone o cordate che siano già state vicino alla situazione. Se fossero cordate nuove dovrebbero venire e, se è gente seria, dovrebbero fare analisi, fare la due diligence, trattare sul prezzo perchè magari non è giusto, fare un piano industriale: ci vorrebbe qualche mese, insomma".

L'ipotesi Renzo Rosso, patron della Diesel e 11° uomo più ricco d'Italia (Forbes 2015), come nuovo proprietario del Milan la ritiene un'ipotesi percorribile?
"Mi sembra improbabile la cosa, perchè Renzo Rosso non butta via i soldi. Per fare l'azionista del Milan servono davvero tanti soldi. Un azionista estero con un marchio come il Milan può pensare anche di quotarlo in un breve-medio periodo, c'è potenzialmente una platea di clienti per il Milan. Renzo Rosso non so come potrebbe espandere il marchio in Italia e forse non ha neanche la voglia di spendere centinaia di milioni. Ci vuole un azionista forte per far tornare il Milan grande. Se invece uno vuole un Milan a metà classifica allora basta anche un imprenditore normalissimo. Quel che è certo è che finora SES non ha dimostrato di avere le spalle robuste dato che sono mesi e mesi che fanno questo teatrino. Un azionista importante ha i soldi, senza aspettare la caparra".

Qualcuno sostiene che lo scoglio da superare sia il closing e che poi la strada sia in discesa anche a livello di disponibilità di fondi per il rafforzamento del Milan. Le risulta?
"No, no. Dopo il problema è maggiore. Il problema dei soldi non è solo adesso, ma ancora di più dopo. Loro sperano, ma è una speranza, di movimentare un giro d'affari importante dalle sponsorizzazioni e dal merchandising. Però quello è un piano e se poi non ci riescono i soldi da dove li tirano fuori? Allora qualsiasi squadra potrebbe farlo se fosse così facile. Loro sperano di raddoppiare o triplicare il fatturato in poco tempo, però quella è una scommessa. I soldi per gli investimenti ci devono essere indipendentemente, almeno inizialmente, dal giro di affari che viene movimentato. Quello, semmai, dovrebbe essere un di più. Non è certo quanto potranno investire".

Eppure si parla di una clausola che sarebbe presente nel contratto, secondo cui SES dovrà investire 350 milioni di euro nel Milan per i prossimi 3 anni.
"Una volta che Fininvest ha venduto, anche se fosse scritto nel contratto, se questi non lo rispettano comunque Fininvest non c'è più cosa può fare Fininvest, gli fa causa oppure ritorna proprietaria del Milan dopo essersi presa 500 e rotti milioni? La vedo dura, non credo molto a questo contratto che vincola ad investimenti. Non so cosa augurare, francamente è tutto un grosso punto interrogativo.

Anche qualora arrivasse questo closing, dunque, non sembra esserci il sereno per il Milan all'orizzonte, a differenza di ciò che accade sull'altra sponda del Naviglio.
"Secondo me Fininvest avrebbe dovuto trovare un gruppo importante e doveva farlo presentando un prezzo abbordabile. Non puoi pensare che tenendo il prezzo alto arrivino dei compratori finanziari e seri. Facendo così, invece, arrivano speculatori che cercano di fare l'operazione della vita - e magari ci riescono pure - però a quel punto ci son più rischi per il Milan. Quindi Fininvest se voleva fare le cose guardando al futuro avrebbe dovuto fissare il prezzo intorno ai 200-300 milioni esclusi i debiti, tenendo l'asticella bassa e poi aspettava dei gruppi importanti come Suning, che sappiamo si era interessato prima al Milan ma non avrebbe mai pagato il prezzo che voleva Fininvest".

Lei nel corso degli anni ha seguito tante trattative per l'acquisizione di aziende, non esclusivamente calcistiche ovviamente. La cessione del Milan è quella più complicata, più strana, con più colpi di scena che ha seguito?
"Sicuramente sì, più che altro non posso chiamarla trattativa questa. E' una vicenda stranissima che esula da qualsiasi trattativa che c'è nel mondo delle cessioni delle aziende. Non si è mai visto un'azienda che viene comprata a rate, dando proroghe sulla lunga distanza. Nessuno capisce questa trattativa nel mondo finanziario, è diventata una sorta di benchmark negativo da segnalare. Vediamo come va a finire".


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