ESCLUSIVA MN - Bucciantini: "Closing? Urgente risolvere la paralisi. Basta con i giocatori in prestito: si torni ad investire"

di Massimo Canta
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La Redazione di Milannews ha raggiunto al telefono Marco Bucciantini, responsabile dei servizi sportivi de L’Unità, nonché opinionista radio e tv. Nella lunga chiacchierata con il noto giornalista abbiamo parlato della crescita professionale di Montella, di tattica, di Carlos Bacca, analizzato la situazione e destino dei giocatori in ‘prestito’ della formazione rossonera, discusso di Europa League e ovviamente di ‘closing’.

Qualche mese fa ci hai raccontato il Montella di Firenze. Lo hai ritrovato cambiato nell’atteggiamento tattico, forse per necessità o piuttosto anche per maturità professionale?

“Credo questa sia una stagione in cui Montella abbia aggiunto qualcosa alla sua idea di calcio, senza sottrarre nulla. Purtroppo ha una squadra con cui non riesce a ‘determinare’ la partita come vorrebbe (con continuità, almeno) e capitano momenti nei quali deve subirla. Quello che gli riconosco è però di essere sempre in grado di rimanere dentro la partita, sapere mentalmente soffrire anche certe situazioni, lavorando molto di squadra, e mantenendo una mentalità vincente che poi sa ribaltare questi momenti: succede più spesso nei secondi tempi perché tatticamente è faticoso coinvolgere certi attaccanti nel gioco e nella manovra di reparto (prima, con Bacca-NIang ancora di più) e queste distanze sono occupate dagli avversari, e comunque ti complicano il ritmo di gioco”.

Che ne pensi della politica dei giocatori ‘presi in prestito’ a cui il Milan è ricorso particolarmente in questa stagione e che sono stati determinanti anche nella sfida contro il Genoa? Che cosa rimarrà a fine campionato, nel caso?

“Intanto il fatto di aver ridestato interesse per Deulofeu da parte del Barcellona è senz’altro un merito per la Società Milan, che ha messo in campo un giocatore che altri avevano lasciato fuori. Poi, non credo che il Barcellona abbia bisogno di DeulofeU: semmai, può servire a loro per fare mercato. Lui s'è messo nella zona di campo più difficile della squadra, fra centrocampo e centravanti: non è semplice giocare in questo reparto, la trequarti del Milan non ha la possibilità di appoggiarsi sugli attaccanti e di possedere la zona: le punte centrali del Milan non hanno per caratteristica la capacità di mettersi "davanti" ai difensori. In più, non c'è Bonaventura, il più bravo con Suso nel fare la transizione, ma più continuo e "corale" dello spagnolo. Va ricordato che Deulofeu, Pasalic, Ocampos, Suso…sono tutti ragazzi fra i 22 e i 24 anni. Tatticamente possono maturare molto”.

Il Milan sabato scorso ha scoperto Mati Fernandez, che tu avevi avuto modo di presentarci la scorsa estate. Come giudichi il suo ruolo da qui a fine stagione?

“Mati è un giocatore che se riesci a prendere in mano la partita aiuta a possedere la metà campo avversaria, un uomo di sostegno alla manovra, bravo a tesserla, meno a ’inventarla’ (in questo, è deludente: arrivò in Europa con credenziali di estro superiori alla prova dei fatti). Un calciatore che ha tecnica, controllo palla, che sa dominare il pallone più che il campo. Ma siamo anche qui di fronte a esperimenti, in una zona strategica in cui sette, forse otto sono stati gli interpreti che Montella ha dovuto avvicendare: proprio tutto questo via vai testimonia che il problema fosse la partecipazione degli attaccanti, più che la volontà dei trequartisti”.

La lotta per l’Europa League che coinvolge i rossoneri andrà probabilmente avanti fino all’ultima giornata. Che parere ti sei fatto sulle squadre che se la contenderanno?

“In questo campionato, con tale differenza di valori tra le prime e tutte le altre, si è alzata considerevolmente la soglia per la qualificazione in Europa League. Penso che saranno necessari settanta punti per raggiungerla. Sono tantissimi, quasi una quota Champions. Il Milan - che è più capace delle rivali nel duello con le più forti - farà forse più fatica a fare tanti punti, perché ha difficoltà a dominare le partite con le squadre "deboli", per i motivi suddetti. Altre squadre (Inter, Lazio) sono più dirompenti, più dominanti contro le piccole: la Lazio, però, che è la migliore del gruppetto, soffre quando trova avversari fisicamente in grado di pareggiarla".

I rossoneri hanno più punti dello scorso anno, ma una posizione di classifica paradossalmente inferiore…

"Credo che questo Milan sia senza dubbio più ‘promettente’ di quello di Mihajlovic. Poi, c'è un traguardo davanti che misurerà la stagione: il Milan deve fare corsa su tutte le squadre coinvolte ma è indubbio che psicologicamente l'avversario vero è l'Atalanta. Perché se i rossoneri rimanessero fuori dall’Europa e quel posto fosse dell'Atalanta, non puoi giustificarlo con valori tecnici o con i mancati investimenti. Questo, ricordando che l'Atalanta di Gasperini è un lingotto d'oro del calcio italiano, un esempio di coraggio, organizzazione, talento: a vedere le partite, l'Atalanta meriterebbe perfino di più, come squadra vale il quarto posto. Il mio è un discorso puramente di immaginario e di percezione, perfino cinico, ma quello è l'avversario da mettere alle spalle".

In questo Milan che fatica a fare goal, quanto sarà importante l’apporto di Carlos Bacca?

“Bacca è un giocatore incredibile, per certi versi ‘grezzo’, non in termini offensivi, ma nel senso che gli è mancato uno sviluppo tattico che lo completasse. Un po' di metodo. In quello che fa ha pochi rivali. Ma quello che non fa resta molto, a volte troppo. E un calciatore con quei tempi di gioco in area di rigore, con quella sensibilità agonistica nella zona più trafficata… doveva stimolarsi a diventare attaccante totale, moderno, capace di far crescere una manovra, un reparto intero. Non sono riusciti a togliergli quella pigrizia tattica, lui si è accomodato sui suoi pregi ed è un vero peccato: poi si vanno a quantificare i numeri e i suoi gol ci sono, quelli dei compagni di reparto mancano e un po' di colpa è anche sua, non è facile giocare insieme a un centravanti così. Magnifico e disperante".

Riusciranno gli uomini di Montella a rimanere estranei alle vicende societarie e rimanere concentrati sull’obiettivo primario di questo campionato?

“Penso che ormai la squadra sia distante da questo problema: ci ha convissuto e ha saputo farlo. L’ambiente tutto ha bisogno che si superi questo momento. Voglio essere provocatorio (e ottimista), ma credo anche a quello che azzardo: mi auguro che in qualche modo il closing sia già stato fatto, che il closing - in sostanza - sia stato la caparra, andata là dove doveva andare. Non ho nessuna notizia sull'idea di calcio e di sport dei compratori, perché non ho nessuna notizia di questi. Per questo ripeto spesso che mi spaventa il ‘day after’, il giorno dopo il closing. E allora spero che tutto quello che doveva succedere sia già successo. E la società resti in mano di chi sa fare calcio. Ma che si comincia subito (anche nella continuità proprietaria) a "riformare" la dirigenza. Perché la vera urgenza non è il closing ma risolvere e superare questa situazione di paralisi, di cristallizzazione in cui è caduto il Milan, in questo eterno alibi di una trattativa misteriosa. Il Milan ha bisogno di tornare ad investire sul calcio, non a farselo prestare".


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